App Immuni per limitare i focolai
App Immuni per limitare i focolai

Fermo, 2 giugno 2020 - Si chiamaImmuni’ ed è l’applicazione che anche le Marche hanno attivato in via sperimentale, insieme ad altre tre regioni, per la lotta digitale contro il contagio da coronavirus. L’applicazione si sviluppa monitorando le linee Bluetooth per tracciare le possibili occasioni di contagio che vengono a crearsi nel tempo tra gli individui, aiutando così il singolo a proteggersi e la collettività a limitare i focolai della pandemia.

L’applicazione si può scaricare su smartphone e tablet e – secondo i recenti studi – rappresenta uno dei metodi migliori per evitare di ammalarsi di Covid 19. Ma quel è il meccanismo con cui si sviluppa il sistema? In sostanza ogni volta che due cellulari con l’applicazione Immuni si ’incontrano’ (ovvero rimangono ad una certa distanza per un certo periodo di tempo) questi si scambieranno il proprio identificativo anonimo, generato localmente con crittografia.

Leggi anche Immuni, l'app anti-Covid è realtà. Dove si scarica e come funziona

Ciascun cellulare porterà quindi con sé una lista di questi codici. Quando una persona viene poi rilevata come infetta, verranno inseriti gli identificativi generati dal suo smartphone in una lista. La lista viene poi letta dagli smartphone di ognuno, e se uno di questi identificativi corrisponderà a quelli già presenti sullo smartphone (ovvero se si sono avuti contatti con quella persona) verrà notificato, insieme alle istruzioni per contattare il sistema sanitario. Molte sono le considerazioni sull’applicazione, in fatto di privacy. Secondo gli studiosi, i dati personali sarebbero a disposizione di un sistema privato in forma anonima, in quanto non si basa su geo localizzazione, ma su tecnologia wireless Bluetooth cui gli utenti aderiscono in forma volontaria. Di fatto, però, gran parte delle persone non ha fiducia nel sistema e teme per la propria privacy.

"Conosco la app, ma non la scaricherò mai – dice Giuliano Di Nicolò – perché secondo me incide sulla privacy. Si potrebbe ricorrere a sistemi molto meno invasivi, tipo una mappatura fatta dai medici di base". "Non conoscevo l’applicazione – dice Michele Cannelli – e non la scarico per questione di privacy. Se poi non ci si sottopone a tampone, a cosa serve scaricare l’app?". "Non conoscevo l’applicazione – commenta Piero Lamponi – e non lo scaricherò mai. Credo che vada a ledere la privacy e credo che in pochi vorranno essere partecipi di questa iniziativa. L’uso di mascherine e l’adozione delle misure di distanziamento sociale non sono forse un buon repellente al contagio? A cosa serve la mappatura dei contatti? Cosa dovremmo fare ancora per difenderci dal Coronavirus?". "Non sono d’accordo con questo sistema di controllo per la mappatura dei contagi – dice Marcello Biancucci –. Conosco l’esistenza dell’applicazione perché ho avuto modo di ascoltarne la proposta in televisione, ma non ne condivido il senso e la funzione sociale".