L’avvocato Simone Pietro Emiliani
L’avvocato Simone Pietro Emiliani

Fermo, 29 ottobre 2014 - Una voce piena di sofferenza, una denuncia forte che aveva scosso il mondo della danza e aveva fatto molto riflettere. Mariafrancesca Garritano, fino a due anni fa prima ballerina al Teatro alla Scala di Milano, era stata licenziata e allontanata da molte colleghe proprio perché aveva scoperchiato il malessere - più precisamente l’anoressia - che c’è anche tra i ballerini, oltre che tra le modelle, alla ricerca della forma perfetta e di una magrezza spesso estrema.

La ballerina si è battuta in tribunale per i suoi diritti ed è arrivata al sentenza che la reintegra sul posto di lavoro, dando torto alla Fondazione Teatro alla Scala grazie al lavoro dei difensori, tra i quali l’avvocato fermano Simone Pietro Emiliani, che oggi è partner di un prestigioso studio milanese che si occupa di diritto del lavoro e di diritto internazionale.

Una bella soddisfazione per il figlio dell’ex sindaco e veterano del foro di Fermo, Fabrizio Emiliani. «Abbiamo seguito anche la vicenda umana di Mariafrancesca, ha vissuto gli ultimi due anni con profonda sofferenza - racconta l’avvocato Simone Pietro -. Non è riuscita più a lavorare, l’ambiente della danza le si è chiuso intorno. Ha fatto un concorso a Verona, nel teatro in cui solo pochi mesi prima era stata invitata a ballare come étoile, ed è stata scartata, ha davvero avuto umiliazioni profonde per aver avuto il coraggio di dire cose che oggi sono state invece approfondite anche dal punto di vista medico e scientifico».

La ballerina aveva denunciato che tra le ballerine di alto livello la maggior parte soffre di disturbi alimentari e molte hanno addirittura problemi ormonali legati ad una alimentazione troppo ridotta: «La ricerca della magrezza estrema è spesso un problema per queste ragazze che finiscono per ammalarsi. Quello che abbiamo cercato di fare in questo caso è stato proprio raccontare l’entità del problema e dimostrare che Mariafrancesca aveva tutto il diritto di esprimere la sua opinione. Una causa che abbiamo potuto intentare perché era in vigore e utilissimo in questo senso l’ormai noto articolo 18 che serve proprio a dare un riparo a chi subisce un licenziamento ingiusto, per una opinione, per un modo di essere, per l’orientamento religioso o sessuale». La Fondazione Teatro alla Scala ha fatto già sapere di voler andare avanti fino in Cassazione, ma intanto è stato infranto un muro di silenzio e si discute di un problema che ha avvelenato la vita di tante giovanissime, appassionate di danza che finiscono nelle mani sbagliate.