Gianmarco Forò, di Monte Giberto, col gruppo di allievi
Gianmarco Forò, di Monte Giberto, col gruppo di allievi

Fermo, 25 aprile 2019 - Essere stato vittima di bullismo alle elementari lo ha spinto al rifiuto della violenza, tanto da essersi messo in testa di voler sviluppare una tecnica innovativa di legittima difesa personale.

Lui è il giovanissimo Gianmarco Forò, 28 anni di Monte Giberto che da sei anni tiene corsi frequentati anche da uomini appartenenti alle forze dell’ordine sulla difesa personale. Tutto si basa sul cosiddetto sistema di ‘difesa diretta’.

Forò, cos’è la ‘difesa diretta’?

«È a tutti gli effetti un sistema di combattimento, in sostanza come le arti marziali, che si distingue da tutte le altre perché si basa solo sulla legittima difesa personale che esclude l’attacco».

Ci fa un esempio pratico?

«Supponiamo che io stia camminando in strada e venga attaccato da uno o più uomini per un motivo qualunque. Ho tre scelte: lasciare che mi massacrino di botte, rispondere all’attacco con un altro attacco che per essere efficace deve essere più violento di quello ricevuto, oppure difendermi in modo legittimo dai colpi, senza rispondere con ulteriore violenza».

Come è possibile?

«Con le tecniche pratiche e psicologiche che ho messo a punto con il sistema difesa diretta, che si basa su un meccanismo unico da me sviluppato denominato ‘Pas’ che sta per: prevenzione, azione e soccorso».

Come è nata questa disciplina?

«Da ragazzino sono stato vittima di bullismo. Ne soffrivo molto e subire violenza gratuita mi scatenava rabbia al punto di rispondere con altrettanta violenza».

Poi cosa è successo?

«È stato a quel punto che mi sono avvicinato alle arte marziali. Avevo 10 anni. Poi crescendo mi sono reso conto che è tanto legittimo difendersi, quanto sbagliato attaccare».

Quindi?

«Ho modificato le nozioni apprese praticando le arti marziali, adattandole ad un sistema di difesa compatibile con la legge».

Di che tipo di bullismo è stato vittima?

«Venivo deriso dai compagni delle scuole elementari e medie perché ero grassottello, portavo l’apparecchio ai denti e gli occhiali. Alle loro prese in giro, rispondevo con la violenza e puntualmente si finiva col fare a botte».

Come si svolgono le sue lezioni?

«Sono allenamenti, fisici e psicologici. I fisici riguardano espressamente tecniche di condizionamento. Quelli psicologici sono contestuali, perché ognuno di noi, per potersi difendere, ha bisogno di comprendere la situazione di pericolo da dover affrontare». Difesa diretta è una disciplina governata da regole, scritte da lei sulla base dell’articolo 52 del Codice penale, ma non è riconosciuta dalle istituzioni sportive.

Sta lavorando in questa direzione?

«Ho intrapreso il percorso del riconoscimento dal Coni. Per ora sono felice che tante persone abbiano appreso il valore e l’efficacia della disciplina. A tale scopo, redigo personalmente il ‘Defensio’, un giornale mensile sulla difesa personale che distribuisco ai corsisti, mentre l’etica della disciplina è consultabile sul sito www.difesadiretta.it contenente il report dei dieci comandamenti sulla difesa personale».

Chi può essere suo allievo?

«Chiunque abbia a cuore la vita propria e quella altrui. La violenza è inutile. La legge del più forte è stupida. Ma difendersi è necessario».