Fermo, 14 febbraio 2016 - È la musica la voce di un Conservatorio, sono le note e i volti dei giovani che quando suonano parlano di felicità. E allora è con la musica che si protesta, per chiedere attenzione, per rivendicare impegno e risorse.

Il ‘Pergolesi’ di Fermo ha aderito alla protesta nazionale che ha visto ieri coinvolti i 54 Conservatori statali e i 19 istituti parificati, protesta con quello che i musicisti sanno fare meglio, cioè suonare. Sulle scale di Palazzo dei Priori, sulla balconata della biblioteca, ovunque si potesse far sentire il bisogno e la passione, la bellezza e l’energia che uno strumento musicale possiede. In piazza gli studenti, a consegnare volantini, tanti i volti stranieri, i cinesi, i giapponesi, i russi, ragazzi che lasciano il loro paese inseguendo un sogno.

E poi il direttore Massimo Mazzoni, che ha spiegato le ragioni della protesta: «A partire da oggi e per tutto il mese di febbraio i Conservatori statali e non statali proporranno concerti e momenti di riflessione e sensibilizzazione sulla difficile situazione che sta vivendo il sistema dell’alta formazione artistica e musicale. Chiediamo la completa attuazione della riforma del sistema, attesa da oltre 16 anni, un nuovo sistema di reclutamento, l’ordinamento di tutti i corsi di studio, la statizzazione degli istituti musicali, l’incremento delle risorse. In particolare esprimiamo la ferma contrarietà all’annuncio di norme che favorirebbero le istituzioni private a discapito delle pubbliche».

Il sassofono hanno scelto per Fermo, per suonare la protesta, musiche allegre per catturare l’attenzione, con un impegno vero e importante. Un clima di magia e in tanti si sono fermati ad ascoltare, per capire, per scoprire con curiosità la musica in piazza, in un pomeriggio come tanti. Tra il pubblico il sindaco Paolo Calcinaro, gli assessori Trasatti, Giampieri, Nunzi, tanti consiglieri comunali. Trasatti ha sottolineato: «Ovviamente siamo vicini al nostro Conservatorio con cui abbiamo stretto un rapporto molto forte, vorremmo sempre più collaborare per far crescere la città tutta».

Gli studenti si sono poi spostati nella sede del Conservatorio, per continuare a suonare per tutto il pomeriggio, per chiedere che il loro studio e il loro impegno vengano riconosciuti. Si comincia con un Requiem di Puccini, per dire che si rischia la morte della musica, della bellezza, dell’identità stessa del nostro Paese.