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23 apr 2022

Droga, pestaggi e minacce: giovane arrestato

Nei guai un 25enne domiciliato a Porto Sant’Elpidio e affiliato al clan dei Massaro. Doveva eliminare la concorrenza locale dello spaccio

fabio castori
Cronaca

di Fabio Castori

Era stato inviato nel Fermano dal clan camorristico di cui faceva parte per allestire una piazza di spaccio e per eliminare la concorrenza locale. Il giovane campano, però, era già nel mirino dei carabinieri della Compagnia di Fermo, guidati dal colonnello Nicola Gismondi, che lo hanno tratto in arresto nella sua abitazione di Porto Sant’Elpidio. In manette è finito Giuseppe Zampano, 25 anni, originario della Campania, ma domiciliato a Porto Sant’Elpidio. A eseguire la misura di custodia cautelare sono stati i militari elpidiensi sotto la guida del luogotenente Corrado Badini. Gli uomini dell’Arma, una volta individuato l’appartamento, hanno circondato lo stabile e sono entrati in azione, cogliendo nel sonno il 25enne, per il quale si sono aperte le porte del carcere. E’ stato un blitz chirurgico studiato a tavolino per non dare tempi di reazione a Zampano, considerato estremamente pericoloso, e quindi evitare che l’incolumità dei cittadini potesse essere messa a rischio. Zampano è accusato di associazione a delinquere di stampo mafioso e traffico di stupefacenti.

L’arresto di ieri fa parte di una più ampia operazione, coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Napoli, che è servita a sgominare un gruppo criminale, collegato al clan Massaro, che gestiva in maniera monopolistica il traffico di droga nelle province di Napoli, Caserta e Benevento. L’attività investigativa ha preso il via nell’ottobre 2018 ed è stata condotta dal Nucleo investigativo dei carabinieri di Caserta attraverso un’ampia piattaforma tecnica ed una mirata attività esterna di riscontro. È emersa così l’operatività di un gruppo criminale in espansione e che voleva mettere una base anche nel Fermano. Il boss dell’organizzazione è considerato dagli inquirenti il casertano Filippo Piscitelli. Era lui che forniva contanti e auto, sosteneva i familiari dei detenuti e trovava gli avvocati giusti, sostenendo le spese legali. Il braccio destro era Domenico Nuzzo e controllava gli affari. Il fratello del boss, Raffaele Piscitelli, nonostante fosse detenuto, stabiliva le "linee guida" della gestione dell’attività criminale.

Questo poteva farlo grazie alla compagna, che fungeva da intermediaria tra il detenuto e gli altri elementi del clan. Una inchiesta enorme, partita dall’arresto di Antonio Piscitelli, figlio di Filippo, rampollo della famiglia dei ‘Cervinari’ avvenuto nel giugno 2018. Il ragazzo, all’epoca, era sottoposto agli arresti domiciliari ma, nel corso di un controllo, non fu trovato a casa ma in un paese vicino. Nel corso della successiva perquisizione, fu ritrovato un telefono cellulare di piccole dimensioni. Un "mini cellulare" utilizzato per chiamare un solo numero, che permetteva di restare in contatto col padre Filippo, detenuto in quel periodo in carcere. L’organizzazione per affermare la supremazia non esitava a fare ricorso a minacce armate, violenti pestaggi ed atti incendiari. Il sodalizio aveva deciso di allungare i propri tentacoli in altre zone d’Italia, nelle Marche e, in particolare, nel Fermano da sempre considerata provincia appetibile della camorra.

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