I carabinieri davanti al vivaio Lauri di Porto San Giorgio
I carabinieri davanti al vivaio Lauri di Porto San Giorgio

Porto San Giorgio, 1° marzo 2015 - «È una tragedia che non so spiegare». Piange e non può darsi pace Luigi Pazzi, il papà di Duilio, il 42enne trovato impiccato martedì pomeriggio all’interno del noto Vivaio Lauri, da lui gestito insieme alla compagna Veronika.

«Che cosa può essere successo a mio figlio – si interroga Pazzi – di così terribile da indurlo a un simile gesto? Si sono fatte tante ipotesi, le autorità competenti stanno indagando e noi aspetteremo di sapere. Ma io, come padre, mi chiedo se e dove ho fallito. Se non ho saputo capire il suo dolore o non ho saputo vedere quale problema, quale mistero covasse nell’anima fino al punto da ucciderlo».

Duilio era il secondo figlio di Luigi e Angela Lauri. Prima di lui c’è Ugo e dopo ci sono le sorelle Cristina e Valeria. Le famiglie Pazzi e Lauri sono da sempre conosciute anche nel territorio della Valdaso, dove Luigi è titolare di una rivendita di prodotti fitosanitari e dove anche Duilio era molto stimato. La sua morte ha destato grande stupore in tutti coloro che conoscevano la sua vocazione al sorriso e la sua disponibilità.

«Era un ragazzo sereno e sorridente – continua il papà – molto legato ai fratelli e alla compagna, con cui aveva una relazione da quattro anni. Nessuno aveva notato in lui un cambiamento, un pensiero che potesse far presagire questa enorme disgrazia».

Duilio si è tolto la vita intorno alle 15 del pomeriggio. Il suo corpo ormai era stato trovato dai familiari all’orario di apertura del vivaio. «Lunedì – racconta Pazzi – aveva chiamato il tecnico per riparare la serranda del negozio. Si era rotta una molla. “Babbo, mi ha detto, ho paura che mi cada in testa”. Martedì mattina aveva parlato con la sorella ed era rimasto d’accordo con la compagna che non sarebbe tornato a casa a pranzo. A volte capitava. Poi al pomeriggio l’irreparabile».

«Mi hanno detto che è stato visto uscire un uomo dal vivaio – conclude il signor Luigi – non posso che affidarmi alle indagini degli inquirenti». «Ma non lo so – ripete più volte – non lo so dire, non lo so spiegare questo dolore, questo gesto. Non lo so cosa sia realmente successo. Quello che so è che mio figlio non c’è più».

Intanto gli investigatori continuano a scavare sulla vita privata di Duilio Pazzi, l’imprenditore sangiorgese di 42 anni trovato impiccato martedì pomeriggi. Ieri, per tutto il giorno, gli uomini della Guardia di Finanza, che conducono le indagini sulla misteriosa morte, hanno interrogato, nella caserma di Fermo, familiari e amici del vivaista. Tra questi anche le persone del bar di Porto San Giorgio che il 42enne frequentava abitualmente. Si cercano elementi, o anche piccole sfumature sfuggite prima della tragedia, che possano fare chiarezza sugli ultimi minuti di vita dell’imprenditore.

Gli inquirenti sono convinti che la chiave del giallo sia nell’ultimo incontro tra Pazzi e uno dei componenti della banda dell’usura (guidata da un gruppo di romeni e sgominata in parte con l’operazione Green Table di tre settimane fa), poco prima di togliersi la vita. Dagli interrogatori è emerso che l’organizzazione criminale lo stava minacciando di morte e di bruciare la sua azienda. E’ probabile che l’ultimo incontro con uno dei componenti della banda sia stata una vera e propria istigazione al suicidio.

Per questo ora più che mai è caccia alla persona che era con Pazzi poco prima della tragedia e che è stata vista uscire dal vivaio. Dagli interrogatori è venuto a galla anche che il vivaista era amico d’infanzia di Emiliano Rocco, uno degli uomini arrestati dalle Fiamme Gialle nel corso dell’operazione Green Table. Potrebbe essere stato lui ad averlo messo in contatto con la banda dei romeni di cui faceva parte.

Ieri intanto la dottoressa Alessia Romanelli, del dipartimento di medicina legale dell’Asur di Fermo, ha effettuato l’autopsia sulla salma del vivaista. L’esame ha confermato la morte per impiccamento, anche se sul corpo sono state riscontrate delle lacerazioni, che però sembrano dovute ad una caduta post mortem, avvenuta nel momento in cui i soccorritori hanno liberato il 42enne dal cappio. Il cadavere, infatti, cadendo avrebbe sbattuto contro un vaso, rompendolo, e questo avrebbe procurato anche una perdita di sangue. L’organizzazione che stava vessando Pazzi, aveva, e probabilmente ha ancora, il controllo sull’usura, il riciclaggio e il gioco d’azzardo: è sui componenti della banda rimasti ancora attivi che si stanno concentrando le attenzioni della Guardia di Finanza.

Paola Pieragostini

Fabio Castori