Export in aumento per il Cappello

Dati confortanti quelli fatti registrare dal comparto del fermano: la crescita si è attestata sul 6%

Export in aumento per il Cappello

Export in aumento per il Cappello

Il comparto del cappello nel periodo fra gennaio e marzo di quest’anno, rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, ha evidenziato una diminuzione delle importazioni del 10,7% e l’aumento delle esportazioni del 6%. I cappelli di paglia registrano una diminuzione delle importazioni del 13% in valore. I berretti una diminuzione delle importazioni del 10,7 e un aumento delle esportazioni del 6%. Il paese maggior fornitore è la Cina con 15,6 milioni di euro (-18,3%). Le esportazioni principali in Francia con 16 milioni di euro (+7,8%); Germania (+5,9 %); Stati Uniti (+10,4 %), Giappone (+16,7%) e altri stati. Dati estrapolati dalle stime della Federazione italiana dei Tessili Vari e del cappello su fonti Istat. "Gli ultimi dati relativi al Settore cappello in Italia – commenta Paolo Marzialetti, presidente nazionale settore cappello di TessiliVari – confermano il cambio di paradigma, legato ad un modificato approccio rispetto alle priorità dei consumatori finali anche legati al segmento del lusso, che vanno ad incidere in tutto il comparto moda e accessori. Si è esaurita l’onda lunga del rimbalzo post-pandemia, che aveva illuso i principali gruppi a livello globale con previsioni di volumi di produzioni troppo ottimistiche, che hanno generato rimanenze e merce invenduta nei propri magazzini pari a 4,7 miliardi di euro". Va comunque ribadito che circa il 70% del valore in termini di aziende, addetti e fatturato spetta al distretto fermano–maceratese di cui fanno parte sette comuni che ingloba 85 imprese e circa 1.350 addetti ai lavori. "Bisogna infine implementare il sistema delle infrastrutture" conclude Marzialetti.

Alessio Carassai