Gaia Roganti aveva 26 anni
Gaia Roganti aveva 26 anni

Porto San Giorgio (Fermo), 22 marzo 2019 - «Nel cuore non c’è distanza, mi diranno che non posso udire la tua voce. Vero. Ma a cosa servono le parole, tu mi fai battere il cuore»: con questa frase, pronunciata durante la preghiera dei fedeli, un’amica venuta da Rubiera a Porto San Giorgio, per il funerale, ha voluto ricordare Gaia Roganti, la 26enne morta nell’incidente sulla Lungotenna. Commossa, ha detto che «il cuore è l’organo della vita, anche se io non ti tengo per mano, non ti vedo e non ti parlo, faccio molto di più, ti tengo nel cuore. Io ti tengo nella mia vita».

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Impossibile capire, farsi una ragione per questa morte assurda, «il dolore è troppo grande – ha detto l’amica – il tuo sorriso e la tua allegria sono sempre stati contagiosi per tutti. La preghiera è per la la Stefy e Max (i genitori) aiutali a trovare la forza, nel ricordo del tuo sorriso per affrontare ogni giorno».

Gaia viveva da sei anni a Porto San Giorgio con suo padre Massimiliano, che ha voluto ricordare, al termine del funerale, proprio il grande sorriso della giovane scomparsa. «Aveva un superpotere – le parole del padre - un sorriso che ti prendeva, che ti dava allegria, ti dava gioia di vivere». Per questo ha voluto invitare chi le voleva bene a «ricordare Gaia non quando siete tristi, ma quando siete allegri, perché lei vorrebbe così. Ci tengo a ringraziare Lucia, la donna che l’ha soccorsa e confortata. Per me, sapere che Gaia se ne è andata via non da sola è importante».

L’allegria della 26enne contagiava chiunque la incontrasse, tutti quelli che la conoscevano. E’ stato così a Rubiera e nel Reggiano, ed è stato così a Porto San Giorgio e in tutto il Fermano. Difficile trovare le parole, per tutti, amici, conoscenti, parenti, le lacrime hanno accompagnato l’ultimo saluto a Gaia, durante il funerale nella chiesa di San Giorgio Martire, a Porto San Giorgio. Il parroco, don Mario Lusek, durante la celebrazione ha detto: «Le parole faticano a uscire dalla bocca e diventano lacrime».

Don Mario non conosceva Gaia, ma ha imparato il suo sorriso tramite il racconto di chi gliene ha parlato. «So che molti di voi si chiedono ‘che bisogno c’era di strapparla via così?’. Con un dolore come questo bisogna lasciar parlare il cuore. E non abbiate paura di versare le lacrime». Il ricordo di un’amica del Fermano, per i cui figli Gaia era come una sorella, ha chiuso il funerale: «Nel breve tempo che sei rimasta con noi ci hai regalato e insegnato tantissimo».

Poi, sul sagrato della chiesa, sangiorgesi e fermani, rubieresi e reggiani, insieme, hanno lanciato al cielo tanti palloncini bianchi e colorati. Con un applauso. Per salutare per sempre la giovane Gaia.