Il grido d’allarme di Confindustria: "Se non riparte il settore della moda allora si fermano anche le Marche"

L’appello del presidente, Fabrizio Luciani: "Il tempo di agire è oggi, le istituzioni devono costruire una politica industriale ragionata. Spero che i nostri nuovi rappresentanti in Europa si facciano valere".

Il grido d’allarme di Confindustria: "Se non riparte il settore della moda allora si fermano anche le Marche"

Il grido d’allarme di Confindustria: "Se non riparte il settore della moda allora si fermano anche le Marche"

Il tempo di agire è oggi, le istituzioni devono costruire una politica industriale ragionata, condivisa e soprattutto stabile. È l’appello del presidente di Confindustria Fermo, Fabrizio Luciani, a pochi giorni dalla chiusura dei seggi per il rinnovo del Parlamento Europeo e di decine di amministrazioni comunali, che chiama tutti a raccolta su tematiche economico oggi urgenti.

Luciani parte dalle difficoltà che si sentono anche nel settore moda, prima voce export per le Marche e per la provincia di Fermo. Il primo trimestre 2024 si è chiuso con un -8,9 per cento, ma con 366 milioni resta il primo settore regionale, farmaceutico escluso. "Se non riparte la moda, si fermano le Marche, nonostante le buone performance dell’automotive. Il credito d’imposta per ricerca e sviluppo è in attesa dell’ultimo fondamentale step: le linee guida che porteranno i certificatori a verificare gli investimenti di calzaturieri e cappellai. Ma devono essere linee guida dalle maglie larghe, altrimenti alla crisi dei mercati si aggiungerà quella finanziaria. E soprattutto serve una norma chiara e definitiva da qui in avanti che non penalizzi la creatività". Il presidente Luciani ricorda che la moda vive di emozioni, ancora di più in tempi di crisi: "Chi decide di comprare un abito, un paio di scarpe o peggio ancora un cappello mentre il mondo è segnato da confitti e da disequilibri crescenti? Ci sono guerre che vengono combattute per procura, con il chiaro intento di destabilizzare economie, in primis quella europea. L’Italia in questo non può stare a guardare, spero che i nostri nuovi rappresentanti in Europa, Matteo Ricci e Carlo Ciccioli, si facciano valere".

Confindustria ricorda che gli imprenditori vogliono continuare a garantire lavoro e hanno bisogno, nonostante il periodo di frenata dei consumi, di inserire lavoratori, specialmente giovani.: "Il neo presidente nazionale di Confindustria Orsini, che presto sono certo sarà a Fermo, magari per l’assemblea di fine anno, a pochi giorni dal voto ha chiesto ai politici italiani di lavorare per un’Europa amica delle imprese. Siamo tutti favorevoli al green, alla riduzione delle emissioni e alla sostenibilità, ma non a fronte d’una penalizzazione delle nostre produzioni, che competono in un mondo molto più amplio dei confini europei". In un mondo globalizzato, ovviamente il contesto internazionale pesa sul locale: "Scarpe e cappelli fanno le Marche grandi nel mondo. Il problema è che la gente oggi non compra. I dati degli analisti si fermano spesso al ‘valore’ dimenticando la quantità. Il crollo delle produzioni è compensato dall’aumento dei prezzi di vendita delle griffe, a fermarsi è quello dei tanti imprenditori e artigiani del nostro distretto. Per uscirne serve un lavoro di squadra che unisca datori di lavoro, sindacati, politica, che deve andare oltre le promesse elettorali, e banche. Insomma, torni a farsi sentire il Tavolo per lo Sviluppo del Fermano o se vogliamo delle Marche, Confindustria è pronta a fare la sua parte potendo contare anche sulla presidente nazionale di Confindustria Moda, l’elpidiense Annarita Pilotti", conclude Luciani.