Incendio al parcheggio, ora la verità

Per le fiamme del 25 ottobre 2021 bisogna capire se il 73enne è imputabile o meno: è stata chiesta la perizia

Incendio al parcheggio, ora la verità

Incendio al parcheggio, ora la verità

Serve una perizia volta a stabilire se può sostenere un processo. Stiamo parlando del 73enne di Amandola arrestato a ottobre 2021 perché sospettato di essere responsabile di aver appiccato incendi nel territorio del Comune di Amandola. L’uomo è stato rinviato a giudizio dal gip del tribunale di Ascoli Annalisa Giusti che ha accolto l’opposizione dell’avvocato Emiliano Carnevali alla richiesta di archiviazione della Procura, titolare delle indagini su tre roghi. Il magistrato ha disposto la formulazione dell’imputazione coatta limitatamente ad un incendio, quello del 25 ottobre 2021 presso il parcheggio coperto di Amandola, ed è per questo episodio che l’anziano viene ora processato davanti al tribunale di Ascoli: il dibattimento è iniziato ieri davanti al giudice Domizia Proietti e sono parte civile due persone assistite dall’avvocato Emiliano Carnevali. In apertura di dibattimento è stata avanzata la richiesta di perizia per stabilire l’imputabilità del 73enne. All’epoca dei fatti l’uomo venne arrestato e posto ai domiciliari perché sorpreso dai carabinieri mentre si trovava all’interno della sua auto in sosta in un parcheggio nei pressi del locale dove erano stati dati alle fiamme una motosega e un cartone; i militari dell’Arma sequestrarono un accendino che l’uomo, comunque fumatore, aveva con sé. Gli venne contestato solo l’episodio del 25 ottobre e non gli incendi che erano stati appiccati nelle giornate dell’11 e del 15 e che coinvolsero alcuni mezzi del Comune. Proprio per questo era stata installata una telecamera che ha registrato quanto avvenuto il 25. Nel corso delle indagini la Procura non però ha ritenuto vi fossero elementi sufficienti per sostenere l’accusa in un processo e ha archiviato l’inchiesta per tutti gli incendi. Si è opposto l’avvocato Carnevali e il giudice Giusti gli ha dato ragione per l’incendio del 15 ottobre. Il magistrato ha tenuto conto della testimonianza di una donna che, notando le fiamme, ha detto di aver visto allontanarsi l’indagato. Il gip Giusti ha anche ricordato gli altri episodi inizialmente contestati al 73enne, sottolineando che al momento dei fatti "la sua presenza nelle immediate vicinanze della rimessa incendiata e la propensione dello stesso a compiere atti incendiari, oltre alla violazione dell’area sequestrata del garage, si appalesano come elementi idonei a sostenere l’accusa in giudizio, emergendo un livello "serio" di fondatezza delle accuse".