Inverno assente: crisi nei campi: "Le piante hanno bisogno di freddo"

Dalla frutta alle vigne, fino alle verdure: 19 gradi in Valdaso la scorsa notte. Gli agricoltori: "Grande squilibrio"

Inverno assente: crisi nei campi: "Le piante hanno bisogno di freddo"

Inverno assente: crisi nei campi: "Le piante hanno bisogno di freddo"

Se negli anni scorsi si parlava del ‘rischio danni all’agricoltura’ dettato dai primi segni dei cambiamenti climatici, oggi quel rischio è diventato certezza. Le temperature fortemente anomale di questa stagione e di questi giorni in particolare, mettono fortemente in allarme i produttori di frutta, verdura e viticoltori. "Le piante da frutto hanno bisogno per loro natura delle cosiddette ‘ore in freddo’ prima della ripresa vegetativa, mentre il caldo crea squilibrio che si ripercuote sulla fioritura e conseguente allegagione". Così spiega Paolo Acciarri, titolare della ‘Società agricola fratelli Acciarri’ di Ortezzano, che coltiva frutta su cento ettari di terreno ed è tra le più grandi aziende italiane di produzione di kiwi.

"Per ore in freddo – prosegue Acciarri – si intende una quantità variabile dalle 300 alle 500 ore di temperatura inferiore ai 7 gradi, necessaria alla pianta prima della ripartenza vegetativa. Una fase importantissima che incide sul ciclo produttivo della pianta stessa e che le temperature particolarmente anomale di questa stagione, sta sbilanciando. Basti pensare che da novembre ci sono venti caldi da sud ovest mai verificatisi prima così a lungo, e che tra le ore 2 e 3 della scorsa notte, nel frutteto della Valdaso si è registrata una temperature massima di 19 gradi. Questa condizione climatica di caldo a cui possono seguire bruschi cali di temperatura, unitamente a quanto accaduto lo scorso anno con piogge prolungate in primavera, non permette né progettualità aziendale né fa presagire un buon bilancio della raccolta finale".

Non è diversa la situazione che affrontano i viticoltori, seppur la vite abbia un ciclo biologico più lungo rispetto ai frutteti, mentre quello produttivo è lo stesso. "Le alte temperature inducono la vite ad una ripresa vegetativa con sensibile anticipo sui tempi stagionali – spiega Gabriele Vitali della nota azienda agricola ‘Casale Vitali’ di Montelparo costituita da venti ettari di vigneto, la prima cantina della provincia di Fermo ad applicare il metodo classico di produzione – la stagione non si presenta bene in considerazione che usciamo dalla vendemmia 2023 che proprio a causa dei cambiamenti climatici ha portato ad un calo di produzione del 40%. Inevitabile aspettarsi criticità anche per quest’anno. Non resta che confidare in un febbraio freddo, una primavera non piovosa come lo scorso anno e temperature stagionali che rientrino nell’ordine della natura, in quanto queste anomalie climatiche creano condizioni avverse alle fasi vegetative e produttive, favorendo malattie, scarsa allegagione e mancata produttività". I problemi climatici subiti dalle colture come frutteti e vigneti che vanno in produzione tra mesi, sono gli stessi che si ripercuotono sulle colture orticole in atto. "Le anomalie climatiche possono esserci, ma è preoccupante il fatto che negli ultimi anni siano sempre più frequenti – dicono Angelo e Stefano Bracalenti dell’omonima azienda agricola di Monterubbiano – attualmente sono in coltura finocchi, insalata, verze e cavolfiori. Le alte temperatura rendono i prodotti più buoni, ma allo stesso tempo non ne facilitano la commercializzazione che predilige un clima invernale. Allo stesso tempo, lo squilibrio climatico rende le colture molto sensibili all’eventuale crollo delle temperature che scendendo a picco, guastano il prodotto escludendolo dal mercato con conseguenti danni al bilancio aziendale".

Paola Pieragostini