La Marina deve pagare ben 25mila euro di Tari

Arriva dalla commissione tributaria un’altra sentenza favorevole all’amministrazione. La vicenda ha inizio nel 2017.

La Marina deve pagare ben 25mila euro di Tari

La Marina deve pagare ben 25mila euro di Tari

Tributi dovuti per 25.000 euro, altra sentenza favorevole per il Comune, dopo quella del Tar delle Marche che ha rigettato il ricorso contro la decisione dell’Ente di annullare l’appalto per la gestione della pubblica illuminazione. Nel caso del contenzioso presso la commissione tributaria a suscitare curiosità il fatto che si siano ritrovati uno di fronte all’altro i due diventati a Porto San Giorgio "nemici" per antonomasia: il Comune e la società concessionaria dell’area portuale. Il motivo del contendere per entrambe sempre lo stesso: da una parte il Comune ad esigere moneta, a suo dire "dovuta ma non versata", dall’altra parte la società che fa fatica a tirarla fuori perché, a suo modo di vedere ed intendere, non spettante o spettante in misura inferiore. Nel primo caso ricordiamo che la società non pagava i canoni concessori per cui il Comune le annullò la concessione. La situazione si risolse in zona cesarini con la consegna da parte della società di una polizza fideiussoria e il rinvio del contendere in una udienza al Tar, fissata per il 17 luglio. Difficile essere ottimisti! Intanto, in merito alla Commissione tributari anche in sede di appello ha confermato la legittimità dei tributi locali (Imu e Tasi) per più di 25.000 euro, chiesti dal Comune: " La vicenda – dice Popolizio avvocato difensore dell’Ente -- nasce nel 2017: il ricorrente impugnava innanzi alla Commissione tributaria gli avvisi di accertamento 2013/2014 sostenendo che il Comune avesse doppiamente tassato una ampia particella catastale. In sostanza, l’appellante sosteneva che all’interno del compendio immobiliare vi erano ricomprese aree adibite a strade, parcheggi, banchine, campeggi e distributori di carburanti, immobili destinati ad uffici, nonché ristoranti locati a terzi ed, infine, aree destinate al deposito delle sabbie derivanti da attività di dragaggio. Quindi, per tale circostanza, le aree effettivamente utilizzate e utilizzabili dalla società sarebbero state inferiori sicché risulterebbe illegittimo assoggettare a tassazione le intere particelle senza effettuare alcuna distinzione o eccezione, in particolare per quanto concerne l’area destinata a stoccaggio della sabbia". La Commissione, accogliendo pienamente le difese del Comune, ha rigettato l’appello, confermato la legittimità della pretesa tributaria e condannato la parte appellante alle spese di soccombenza.

Silvio Sebastiani