Polizia in una foto d'archivio
Polizia in una foto d'archivio

Fermo, 23 marzo 2019 - Alla fine c’è voluto il carcere come soluzione estrema per risolvere un dramma familiare che andava avanti da tempo. Un dramma come altri che padre e madre, con un figlio tossicodipendente, sono costretti a vivere. Questa volta i genitori, giunti alla esasperazione, non hanno taciuto, ma hanno trovato il coraggio di denunciare i soprusi subiti: per il ragazzo sono scattate le manette.

Lui, 20 anni compiuti da poco, ma già con problemi di droga, maltrattamenti e lesioni. Dietro di lui, il dramma familiare di una coppia di genitori del Fermano, che si relazionano quotidianamente con il figlio. Un figlio che da mesi li maltratta, li minaccia, li picchia e li offende, creando uno stato di profondo disagio psicologico e di angoscia. Il giovane tossicodipendente istaura così il clima di violenza e di terrore nel contesto familiare: malmenando e minacciando i genitori ogni qualvolta si rifiutavano di fornirgli denaro per procacciarsi la droga o si rifiutavano di accompagnarlo nei luoghi di approvvigionamento.

Il coraggio di presentare la denuncia è stato direttamente proporzionale alla capacità di ascolto empatico degli uomini della questura, per poi procedere allo sviluppo degli accertamenti che hanno consentito di trovare gli elementi fondamentali per chiarire una dinamica violenta, spesso sottaciuta proprio perché in ambito intra familiare. Dopo le prime indagini delle polizia, l’autorità giudiziaria aveva disposto una misura cautelare di allontanamento dalla casa familiare nei confronti del 20enne, ma la situazione si è ripresentata.

Il giovane era stato, quindi, costretto agli arresti in una comunità, ma senza effetti: i comportamenti violenti si erano ripetuti nuovamente. I genitori, fino all’ultimo, sono stati combattuti tra la volontà di proteggere il giovane figlio e richiedere giustizia, ma la madre era arrivata al punto di lasciare la casa per evitarlo. Sostenuti dai poliziotti, lei e suo marito hanno allora deciso di denunciare nuovamente i fatti, facendo emergere una serie di atti di violenza grave e di intimidazioni. A chiudere la vicenda ora c’è il grave provvedimento del giudice, che ha disposto la misura della custodia cautelare in carcere per il 20enne.