Desta preoccupazione il fatto che il fenomeno delle prove di coraggio tra giovanissimi, il cosiddetto "planking challenge", sia giunto anche nel Fermano, in particolare in un paese tranquillo come Monte Urano. Purtroppo non è solo un sentito dire, ma esistono video che hanno fatto il giro del web e dei social in cui si vedono ragazzini del posto che si sdraiano in mezzo alla strada per poi spostarsi solo all’ultimo istante prima del sopraggiungere di una vettura. Abbiamo chiesto il parere della psicologa fermana Caterina Di Palma (nella foto) per capire cosa sta succedendo alle nuove generazioni. "Si tratta di attività che sono un mix di proibito, pericolo e popolarità – spiega la Di Palma – visto che molto spesso i video delle sfide estreme vengono diffusi in rete. La scelta di comportamenti...

Desta preoccupazione il fatto che il fenomeno delle prove di coraggio tra giovanissimi, il cosiddetto "planking challenge", sia giunto anche nel Fermano, in particolare in un paese tranquillo come Monte Urano. Purtroppo non è solo un sentito dire, ma esistono video che hanno fatto il giro del web e dei social in cui si vedono ragazzini del posto che si sdraiano in mezzo alla strada per poi spostarsi solo all’ultimo istante prima del sopraggiungere di una vettura. Abbiamo chiesto il parere della psicologa fermana Caterina Di Palma (nella foto) per capire cosa sta succedendo alle nuove generazioni. "Si tratta di attività che sono un mix di proibito, pericolo e popolarità – spiega la Di Palma – visto che molto spesso i video delle sfide estreme vengono diffusi in rete. La scelta di comportamenti pericolosi è di solito innescata dall’eccitazione emotiva, che viene amplificata dalla presenza di più persone. Online l’eccitazione emotiva viene attivata dal vedere commenti e like su un post che a sua volta genera entusiasmo negli altri e li incoraggia a partecipare. Man mano che sempre più persone partecipano, l’entusiasmo per la partecipazione cresce fino a quando la sfida non si diffonde in modo virale. Alla base vi è fondamentalmente un bisogno di appartenenza, di connessione, di approvazione da parte dei pari. Sentirsi parte di un gruppo o di una sfida popolare, essere così impegnati a provare a farne parte tanto da non riuscire neppure a pensare alle conseguenze pericolose a cui si può andare incontro". La Di Palma pronuncia una parola che fa rabbrividire, "noia": "Alcuni dei comportamenti più preoccupanti messi in atto dagli adolescenti spesso sono descritti come la conseguenza della loro noia. Eppure l’adolescenza, pur essendo una fase molto critica dello sviluppo umano, è il periodo in cui una persona dovrebbe manifestare sentimenti opposti alla noia. L’adolescente sperimenta periodi di grande euforia ed altri di tristezza e noia, ma nonostante questi stati d’animo alternanti, alla base c’è la voglia di vivere esperienze gratificanti. La noia, infatti, dovrebbe rappresentare solo un breve periodo che serve a dare la spinta a ricercare nuovi interessi e nuove passioni favorendo la crescita. Purtroppo quello che ritroviamo negli adolescenti di oggi è una noia dilagante che li porta, in alcuni casi, ad adottare stili di vita e comportamenti pericolosi".

Secondo la Di Palma bisognerebbe fornire ai ragazzi le regole ed i punti di riferimento di cui hanno bisogno: "Il che richiede un tempo ed una presenza che spesso, per vari motivi, gli adulti non riescono a garantire. C’è bisogno di relazioni sociali, stabili e nel mondo reale. La qualità dei rapporti interpersonali gioca un ruolo fondamentale. La carenza di relazioni sociali vere e nel mondo reale, conduce all’assenza di stimoli, a provare un senso di vuoto che, oggi, i ragazzi possono colmare con smartphone, videogiochi e social". Ecco allora che entra in gioco il rapporto con i genitori: ma cosa possono fare i genitori? "Incoraggiare i figli ad assumersi rischi salutari. Il coinvolgimento in sport agonistici o in hobby fisicamente impegnativi possono essere attività che soddisfano la ricerca di nuovi stimoli da parte dei ragazzi in modo sano e costruttivo. Gli adolescenti che hanno buoni rapporti con i genitori sono meno sensibili alle influenze negative dall’esterno. Spesso i genitori temono di affrontare certi argomenti, mentre parlare apertamente e onestamente di sesso, droghe o di altre condotte pericolose può aiutare a imparare come valutare i rischi. I giovani adolescenti potrebbero non essere sempre consapevoli dei rischi associati a determinati comportamenti o situazioni. Infine ma non per questo meno importante è rimanere informati sui propri figli. Monitorarli, sapere dove si trovano, con chi sono ed in che attività sono impegnati spesso rimanda al genitore la sensazione di essere un ‘freno’. In realtà, la presenza e l’attenzione dei genitori se ben gestite ha per i ragazzi un effetto salutare e protettivo".

Fabio Castori