Un’immagine di Roberto Straccia, il ragazzo scomparso a Pescara 10 anni fa e trovato morto
Un’immagine di Roberto Straccia, il ragazzo scomparso a Pescara 10 anni fa e trovato morto

Fermo, 3 dicembre 2021 - Rapito per uno scambio di persona a seguito di un regolamento di conti tra clan mafiosi calabresi e foggiani coinvolti nel traffico di droga e armi, e ucciso nonostante l’errore perché ormai "sapeva troppo". È il giallo di Roberto Straccia, la cui scomparsa e morte torna alla ribalta della cronaca a distanza di dieci anni, con importanti novità sul caso. Roberto, residente a Moresco (in provincia di Fermo) scomparve da Pescara, sua città di studi, il 14 dicembre del 2011 a soli 24 anni. Il suo corpo venne ritrovato sul litorale di Bari, il 7 gennaio successivo. Quattro Procure coinvolte nelle indagini e una serie di archiviazioni del caso come suicidio o morte accidentale, non hanno dissuaso la famiglia Straccia, assistita dal legale Marilena Mecchi, a cercare la verità, che sembra ormai vicina.

Roberto Straccia fu trovato morto sul litorale di Bari

Ad aggiungere un tassello al puzzle del mistero che avvolge la vita e la morte di Roberto, ingoiato da una vera e propria odissea giudiziaria, è la dichiarazione spontanea di un collaboratore di giustizia, rilasciata alla trasmissione ‘Chi l’ha visto?’ andata in onda su Rai 3 mercoledì.


Il collaboratore ha riferito i particolari del rapimento e della morte di Roberto – raccontatigli da un uomo di sua conoscenza, coinvolto in prima persona nella morte di Straccia – e si dice pronto a ripetere la sua dichiarazione dinanzi ad un giudice. "Roberto è stato avvicinato e rapito a Pescara – ha raccontato il collaboratore di giustizia – perché somigliante ad un membro di una famiglia mafiosa calabrese e lì residente, che avrebbe dovuto saldare un debito di affari. Il giovane è stato stordito con un colpo in testa, caricato in auto e trasportato in Puglia. Qui è stato segregato e tenuto legato per giorni. Quando il boss si è accorto dell’avvenuto scambio di persona, ormai era tardi. Roberto aveva visto troppo e – aggiunge il pentito – la mafia foggiana non lascia scampo. Pertanto – conclude – il ragazzo è stato preso, caricato su una barca, portato al largo, legato ad un peso che si sarebbe dissolto in acqua, e gettato in mare".


Parole feroci, tanto quanto la verità cercata da dieci anni dalla famiglia Straccia, che non ha mai creduto al suicidio. "È giunta l’ora di finirla con la farsa del suicidio e parlare di omicidio – dice l’avvocato Marilena Mecchi – l’intercettazione telefonica tra due donne del clan dell’ndrangheta che parlano di scambio di persona, ris ale a una quindicina di giorni dopo la scomparsa, quando tutta Italia parlava del caso e quando Roberto poteva essere salvato. Gli errori giudiziari fatti e giustificati nel tempo, oggi sono ingigantiti. Il grave problema resta – conclude l’avvocato – fino ad ora, gli uomini incaricati di incarnare la giustizia, non hanno dato risposte, mentre un ragazzo che potrebbe essere figlio di chiunque, è morto da dieci anni".


"Da anni – commenta Mario Straccia – prego chiunque sia conoscenza di fatti legati a Roberto, di parlare e liberare le proprie coscienze. Ma le mie fonti di verità debbono provenire dal Palazzo di Giustizia, perché non ho mai smesso di credere nella legalità, ma urlo da tempo il bisogno che la stessa venga resa concreta".