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28 apr 2022

Scuola media ‘Vecchiotti’ di Servigliano

Ci si prepara al ritorno alla piena normalità, ma bisogna considerare che molte persone e tanti giovani non riprenderanno per vari motivi

Partitella a calcio tra ragazzi
Partitella a calcio tra ragazzi
Partitella a calcio tra ragazzi

In questo lungo periodo di emergenza sanitaria, i giovani sono stati costretti a sospendere l’attività fisica e sportiva. Noi ragazzi amiamo correre, praticare discipline sportive e dover stare chiusi dentro una stanza è stato un grande sacrificio. Solo una piccola percentuale della popolazione giovanile italiana ha continuato a fare sport come prima della pandemia, soprattutto chi lo praticava a livello agonistico. La maggior parte invece ha dovuto interrompere le proprie attività. Per quasi due anni non c’è stata la possibilità di frequentare le palestre e le piscine o di fare sport di gruppo. Con il miglioramento della situazione sanitaria, si è potuto iniziare pian piano a praticare sport individuali all’aperto, poi di gruppo sempre e solo all’aperto ed infine sport anche al chiuso ma sempre con i limiti imposti dal Greenpass. A due anni dall’inizio della pandemia e dopo mesi di blocco totale il mondo dello sport si prepara al ritorno alla piena normalità, ma bisogna considerare che molte persone, tra cui i giovani, non riprenderanno. I motivi sono vari: alcuni, dopo la lunghissima quarantena, hanno perso la voglia di continuare il proprio sport, altri invece per precauzione e paura hanno deciso di smettere. Riprendere a fare attività fisica è importante. Da molto tempo gli esperti ci spiegano come la pratica motoria sia fondamentale per il benessere psicofisico delle persone. A prescindere dall’età, l’attività fisica è garanzia di salute. L’Organizzazione Mondiale della Sanità, infatti, sostiene che la mancanza di attività fisica sia il quarto fattore di rischio di mortalità. Pedagogisti, sociologi, psicologi, neuropsichiatri infantili sono in allarme perché evidenziano un’escalation di malessere e urgenze cliniche che riguardano bambini e ragazzi. La colpa viene attribuita al lockdown, alla chiusura delle scuole, alla sospensione delle attività sportive, sociali e ricreative, alla convivenza forzata in famiglia, all’incremento delle ore passate davanti al computer o smartphone, al cyberbullismo. È certo che questo periodo di pandemia sta pesando sulla salute di noi ragazzi però dobbiamo reagire e riprendere le nostre abitudini, stando attenti, ma senza paura. Torniamo a riempire i parchi, i campi sportivi, a far sfrecciare le nostre biciclette per le vie dei paesi. Riprendiamoci i nostri spazi. Non siamo fatti per stare chiusi in una stanza davanti ad un computer. Non siamo fatti per vivere dentro lo schermo di un cellulare. Ricordiamoci di essere liberi.

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