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19 giu 2022

Sgominato traffico di droga dall’Albania

Il quartier generale dello spaccio a Monterubbiano. Nel mirino anche politici e personaggi di spicco del partito socialista albanese

19 giu 2022
fabio castori
Cronaca
I venti chili di cocaina sequestrati, una volta immessi sul mercato, avrebbero fruttato un milione
I venti chili di cocaina sequestrati, una volta immessi sul mercato, avrebbero fruttato un milione
I venti chili di cocaina sequestrati, una volta immessi sul mercato, avrebbero fruttato un milione
I venti chili di cocaina sequestrati, una volta immessi sul mercato, avrebbero fruttato un milione
I venti chili di cocaina sequestrati, una volta immessi sul mercato, avrebbero fruttato un milione
I venti chili di cocaina sequestrati, una volta immessi sul mercato, avrebbero fruttato un milione

di Fabio Castori

Durazzo-Monterubbiano: cocaina express. Potrebbe sembrare il titolo di un film ma è pura realtà. L’Interpol, i carabinieri e la polizia albanese stanno indagando su vasto traffico di stupefacenti, in cui sarebbero coinvolti alcuni politici albanesi e in particolare un ex sindaco candidato del primo ministro Edy Rama, che è stato arrestato tre settimane fa a Grottammare, insieme al nipote, con 20 chili di cocaina. In manette erano finiti Edmond Kajmaku, 34 anni, residente a Monterubbiano, e suo zio Agim Kajmaku ex sindaco di Vora nonché noto esponente politico albanese del partito socialista. In due per ora sono accusati solo di traffico di sostanze stupefacenti. Per ora, sì: perché la loro situazione, già abbastanza compromessa, potrebbe ulteriormente aggravarsi se le ipotesi degli investigatori si riveleranno giuste. Al momento le certezze sono che i 20 chili di cocaina sequestrati, una volta immessi sul mercato, avrebbero fruttato un milione di euro e che a Monterubbiano c’era il crocevia della droga che poi, presumibilmente, veniva smistata in Italia e nei Paesi Bassi.

Un piano pressoché perfetto: gestire il vasto mercato di cocaina da un isolato paesino delle Marche vicino al porto di Ancona e a quello di Bari. Il tutto con il coordinamento dell’insospettabile nipote del politico albanese, ormai trapiantato in Italia. Qualcosa però è andato storto e, dopo la scoperta fatta dai carabinieri all’interno dei vasi delle piante acquistate dall’azienda di fiori di cui l’ex sindaco era azionista e oggi di proprietà della moglie, è stata avviata un’indagine internazionale molto più ampia. Il pool investigativo italo albanese in questi giorni ha sottoposto a un controllo approfondito nel porto di Durazzo un camion della ditta di fiori albanese e ha scoperto i nascondigli segreti ricavati sul mezzo, senza però rinvenire sostanze stupefacenti. In questa maniera è venuto a galla il modo con il quale venivano presumibilmente spostati centinaia di chili di droga. La polizia albanese ha anche scovato un conto corrente a nome della moglie del politico con due milioni di dollari, la cui provenienza è in corso d’accertamento. Gli sviluppi delle indagini hanno fatto scattare la reazione dell’opposizione in Albania e in questi giorni una violenta polemica sta attraversando tutto il Paese.

Gli investigatori hanno anche verificato che, cinque giorni prima del maxi sequestro di cocaina, il noto politico albanese aveva viaggiato in aereo da Tirana ad Ancona. Poi si era recato a Monterubbiano e, insieme al nipote, si era spostato con un’auto a noleggio. Il 34enne Edmond Kajmaku, invece, prima di essere arrestato, viveva stabilmente a Monterubbiano e prima ancora era stato il direttore di Ukt, l’azienda di fornitura idrica albanese. Dunque due insospettabili: un politico e un ex importante dirigente. Entrambi però spostavano chili e chili di droga con il presunto supporto della malavita organizzata albanese. Il tutto nella tranquilla oasi felice del Fermano.

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