Delitto di Fermo: Gianluca Ciferri, la scena dell'omicidio (Ansa) e le due vittime
Delitto di Fermo: Gianluca Ciferri, la scena dell'omicidio (Ansa) e le due vittime

Ascoli Piceno, 20 ottobre 2014 - Si è tolto la vita nella sua cella del carcere di Ascoli Piceno, Gianluca Ciferri, il 48enne imprenditore edile fermano che il 15 settembre scorso aveva ucciso a colpi di pistola due suoi ex operai kosovari, Mustafa Nexhmedin, 38 anni, e Avdyli Valdet, 26. Questi ultimi erano andati a chiedergli stipendi arretrati nella sua villetta di Molini Girola. 

L'uomo si è suicidato impiccandosi alla grata della finestra del bagno con una corda formata da lenzuola e federe. L'imprenditore condivideva la cella con altri sei detenuti italiani. Ad accorgersi dell'accaduto intorno alle 4.50 di stanotte sono stati gli stessi compagni di cella: sono stati loro a chiamare gli agenti di custodia. E' arrivato il medico del penitenziario, e subito dopo un'equipe del 118, ma i tentativi di rianimare l'imprenditore si sono rivelati inutili.

Gli agenti di custodia avevano controllato la cella dieci minuti prima del suicidio: sembrava tutto a posto, e i detenuti erano tornati a dormire. Uno di loro però è andato in bagno e l'ha trovato occupato. Ha aspettato, e, non ricevendo risposta, ha dato l'allarme. La Procura di Ascoli Piceno ha aperto un'inchiesta sul suicidio e disporrà l'autopsia, mentre un'inchiesta interna verrà aperta dal Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria. Gli investigatori hanno trovato nell'armadietto personale della cella del costruttore vario materiale cartaceo, lettere e altri documenti, ma sembra che non ci sia uno scritto che spieghi o annunci il suicidio dell'imprenditore. Lo si apprende da fonti qualificate. 

Il 21 settembre scorso, sei giorni dopo il duplice omicidio, il gip aveva convalidato l'arresto di Ciferri e il provvedimento di custodia cautelare in carcere, dopo uno lungo interrogatorio in cui Ciferri aveva ribadito la sua versione dei fatti: ''Mi sono difeso da un'aggressione. I due operai erano armati di una piccozza, ho avuto paura e ho sparato''.

Gli operai vantavano circa 20 mila euro di stipendi arretrati, più volte richiesti all'imprenditore, anche attraverso un contenzioso curato dal sindacato di categoria della Uil. Nexhmedin aveva moglie e quattro figli piccoli, Valdet un figlio e un altro in arrivo: ''Non sapevano più come sfamarli'' diceva il fratello di Mustafa.

 

Il legale: "Nessuno immaginava, la famiglia è distrutta"

"Ho visto Gianluca Ciferri giovedì scorso. Abbiamo parlato abbastanza a lungo: non c'era nulla nelle sue parole che potesse far pensare ad un gesto come quello che poi ha fatto''. Questo il commento dell'avvocato Savino Piattoni, difensore dell'imprenditore edile. ''Ho avuto la notizia stamattina dal carcere, e ho subito informato la famiglia, una famiglia distrutta. Questa è una tragedia nella tragedia''. Accusato del duplice omicidio di due suoi ex operai, Ciferri era rinchiuso in una cella ''con altri tre detenuti, in un'ala protetta del carcere di Marino del Tronto''. Nelle settimane scorse, racconta Piattoni, aveva incontrato un cugino, e il legale faceva da tramite per le comunicazioni con la compagna e i figli.

''Il mio assistito - osserva - aveva preso consapevolezza che i fatti accaduti il 15 settembre avevano cambiato per sempre la sua vita e le vite delle altre famiglie coinvolte''. ''Stavamo ragionando sui prossimi passi della difesa, in attesa del deposito dei risultati ufficiali delle autopsie sulle vittime''. Il legale non ha conferme sulla voci di una lettera che l'imprenditore avrebbe scritto prima di togliersi la vita.

 

La direzione del carcere: "Nessun segnale precedente"

Gianluca Ciferri non aveva dato segnali che facessero temere un gesto autolesionistico nei colloqui specifici avuti con gli operatori del carcere di Ascoli Piceno: ''Per questo era rinchiuso in una cella comune, con altri tre detenuti, e non era sorvegliato a vista''. E' quanto si apprende dal Provveditorato regionale dell'Amministrazione penitenziaria delle Marche, che, come da prassi, disporrà un'inchiesta interna sul suicidio sulla base degli atti che verranno trasmessi dalla Direzione del carcere.

 

Il cordoglio delle famiglie degli operai uccisi

''Le famiglie di Mustafa Nexhmedin e Avdyli Valdet, e tutta la comunità albanese, esprimono il loro cordoglio alla famiglia di Gianluca Ciferri, anche se dalla sua famiglia non sono mai arrivate condoglianze ai familiari delle vittime dell'imprenditore''. Mucaj Granit è il portavoce della comunità albanese nel Fermano, composta di circa 4 mila persone. ''Quanto è successo ci addolora'', afferma commentando il suicidio in cella di Ciferri: ''Volevamo solo che venisse fatta giustizia dalle istituzioni italiane, ma la morte di Ciferri lo impedirà. Ad ogni modo, le nostre iniziative per l'integrazione degli immigrati nel Fermano andrà avanti''. Nelle settimane scorse, la comunità aveva dato vita ad una raccolta di fondi per le famiglie dei due operai uccisi, e partecipato ad una fiaccolata dei sindacati in memoria delle vittime.