FABIO CASTORI
Cronaca

Violenze sessuali sugli alunni a Fermo: per il prof chiesti 8 anni di cella

La procura ha chiesto anche il risarcimento delle vittime. L’insegnante di 60 anni respinge le accuse. La sentenza è attesa a novembre

Violenza sessuale su minori: per il prof chiesta una condanna a 8 anni

Violenza sessuale su minori: per il prof chiesta una condanna a 8 anni

Fermo, 29 giugno 2023 – Otto anni reclusione più il risarcimento dei danni provocati. È questa la pesante condanna chiesta dal pm Alessandro Pazzaglia per un fermano di 60 anni, al tempo dei fatti insegnante di sostegno in una scuola media di Fermo, accusato di aver abusato sessualmente di adolescenti suoi allievi.

L’uomo, difeso dall’avvocato Alessandro Angelozzi, è comparso ieri davanti al Collegio penale del tribunale per rispondere del reato di violenza sessuale in danno di tre alunni minorenni. Le vittime, insieme con i loro familiari, si sono costituite parte civile, e sono rappresentate dagli avvocati Matteo Restuccia, Alessandra Iacopini, Filippo Polisena e Marco Tomassini. Anche gli avvocati delle parti offese hanno concordato con il pm per la condanna dell’imputato, mentre il difensore ha chiesto l’assoluzione, sostenendo la mancata valutazione della capacità di comprendere delle presunte vittime. I giudici del Collegio Penale avevano accolto, nel corso della prima udienza, la richiesta dei legali delle famiglie delle vittime dell’ammissione del Miur, Ministero per l’istruzione, l’università e la ricerca, quale responsabile civile dell’accaduto e quindi responsabile anche di un eventuale risarcimento danni dei minori coinvolti. Il delegato del Miur, però, ha sostenuto in aula l’estraneità della scuola sottolineando la totale assenza del nesso di causalità dei presunti eventi occorsi all’interno dell’istituto. Le presunte violenze si sarebbero consumate a più riprese, tra il 2016 e il 2017, a casa delle vittime e a scuola, durante le lezioni di sostegno individuali.

Le ricostruzioni erano state ritenute particolarmente attendibili, anche perché le famiglie e i ragazzini coinvolti non si erano mai conosciuti prima dei fatti e quindi non avrebbero potuto influenzarsi a vicenda. L’indagine era partita dopo che un genitore, a seguito di alcuni racconti del figlio, aveva segnalato presunte molestie alla preside della scuola. La stessa dirigente aveva denunciato l’episodio alla Procura che aveva aperto un fascicolo a carico dell’insegnante. Le indagini, portate avanti dalla polizia giudiziaria, avevano fatto emergere altre due vittime. C’era stato un incidente probatorio in un’aula protetta, dove i tre adolescenti erano stati ascoltati con l’ausilio di una psicoterapeuta. Le testimonianze dei ragazzini erano state messe a verbale per essere usate nella fase processuale.

Una procedura che ha evitato ulteriori traumi emotivi alle presunte vittime, visto che, così facendo, non sono dovuti comparire nuovamente in aula per testimoniare davanti ai giudici. Al termine delle indagini il magistrato inquirente aveva chiesto e ottenuto una misura cautelare agli arresti domiciliari nei confronti dell’insegnante, però scaduta per decorrenza dei termini. Il processo è stato aggiornato a novembre per le repliche del pm e degli avvocati e, infine, per la sentenza.