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10 apr 2022

"Voglio subito digitalizzare la cardiologia del Murri"

È una delle prime richieste che il primario Paci ha fatto al direttore Grinta: amo le sfide. Se c’è un’emergenza serve la condivisione delle cartelle cliniche

angelica malvatani
Cronaca
Maria Vittoria Paci ha 57 anni e arriva dal Lancisi di Ancona
Maria Vittoria Paci ha 57 anni e arriva dal Lancisi di Ancona
Maria Vittoria Paci ha 57 anni e arriva dal Lancisi di Ancona

di Angelica Malvatani

È abituata a fare scelte controcorrente Maria Vittoria Paci, seguendo il cuore, il suo e quello di chi ha bisogno di cure. È una donna di grande intelligenza e con le idee chiare la nuova primaria di cardiologia dell’ospedale Murri, in servizio dal 16 maggio in un reparto che ha bisogno di rinascere. Una scelta importante per lei che al Lancisi di Ancona occupava un posto di grande importanza e una posizione consolidata: "E’ andata così anche quando ero ricercatrice all’università, tutti mi dicevano che mi conveniva restare ma io ho lasciato senza rimpianti perché volevo fare il cardiologo in ospedale", sorride la dottoressa Paci, in ospedale al Lancisi ci è rimasta per 27 anni. Oggi che di anni ne ha 57, si rimette in gioco, come mai a Fermo? "Intanto perché io qui ci sono nata, sono originaria di Monsampietro Morico, ho studiato a Montegiorgio. E poi perché sono stata qui quando il Murri ha chiesto aiuto ad Ancona per coprire le notti e ho visto un reparto ingiustamente sacrificato, colleghi ottimi che meritano, tutti, un encomio per aver retto anche in tempi difficilissimi ed erano solo in quattro. Quando è arrivato il concorso la mia è stata una scelta naturale, le sfide mi sono sempre piaciute, metto a disposizione la mia reputazione e la capacità di difenderla con quello che so fare".

Maria Vittoria Paci porta con sé un legame forte con la clinica di Ancona, almeno un medico e tanti giovani che hanno voglia di mettersi a disposizione di un reparto da riorganizzare: "Lavoro sulla formazione continua del personale, sull’entusiasmo da condividere, sulla massima responsabilizzazione di ciascuno. Abbiamo da rimettere in piedi l’unità di terapia intensiva coronarica, i posti letto, la subintensiva, partiranno a breve lavori per adeguare il reparto e partiremo dalle competenze di ciascuno per tornare ad occuparci di pazienti complessi. I medici che ci sono hanno dato prova di una abnegazione totale, il dottor Paoloni che è da poco andato in pensione ha garantito unità e armonia, Diego Spagnolo ha fatto ripartire l’attività dell’elettrostimolazione, c’è molto da cui ripartire e a loro devo la mia riconoscenza". Manca però l’emodinamica. "Quello sulle problematiche cardiache tempo dipendenti è un discorso lungo e complesso che si sta affrontando a livello regionale. E’ chiaro che si tratta di un servizio essenziale, così come è altrettanto chiaro che io, clinica pura, sono in grado di gestire le operazioni che portano al servizio di emodinamica. Una delle prima emergenze per me è anche quella di garantire la digitalizzazione del reparto e la condivisione telematica di esami e cartelle cliniche tra l’ospedale e il territorio dove andranno fatti gli esami e il primo filtro per l’accesso alle cure. Questa è veramente una cosa essenziale, anche per risparmiare tempo quando c’è una emergenza, noi ci lavoriamo al Lancisi da almeno 15 anni ed è la prima cosa che ho chiesto al direttore Grinta". Il resto è una medicina che si fa mettendo al centro la persona: "Per me al centro di tutto stanno i professionisti, con le loro esigenze e le possibilità, e poi i pazienti che non sono da definire con la loro patologia. La comunicazione con le persone, con le famiglie, con il territorio sarà una delle cose che voglio fare, in questa sfida che mi entusiasma".

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