Calzaturifici (foto d'archivio)
Calzaturifici (foto d'archivio)

Fermo, 21 ottobre 2018 - Ci sono imprenditori che, in questi giorni, dal Fermano sono partiti in direzione Mosca, per partecipare all’Obuv (l’evento fieristico più importante per la Russia) ma, intanto, nel distretto calzaturiero resta consistente il numero delle aziende in difficoltà e non pare che la parabola discendente accenni a fermarsi. Non solo: accanto a calzaturifici che chiudono, è sempre più evidente la crisi in cui versano i fornitori (coloro che forniscono accessori e parti della scarpa ai calzaturifici), un settore che, di solito, viene dimenticato ma «dove ci sono artigiani che devono riscuotere somme anche ingenti - fa notare Luca Silenzi (Filctem Cgil) – e che, in caso di cessazione o fallimento dei calzaturifici che riforniscono, non figurano neanche tra i creditori privilegiati».

Ha fatto molto rumore la cessazione dell’attività della Nuova Centauro (Montegranaro), proprietaria del brand Alberto Guardiani che, l’altro giorno, ha presentato richiesta di concordato e alla quale i giudici hanno dato tempo fino al 4 dicembre per produrre una proposta da sottoporre al vaglio dei creditori (tra cui figura qualche altro calzaturificio e dei fornitori). Nell’azienda calzaturiera, al momento della cessazione, erano rimasti 75 dipendenti ma una decina di loro ha trovato lavoro altrove. Per gli altri, c’è stato il licenziamento e si è aperta la strada della Naspi (indennità mensile per due anni, ndr).

Sono state dichiarate fallite, nell’ultimo mese, tre aziende: tra queste la Zefiro (una delle imprese satellite del gruppo Formentini) che aveva già cessato l’attività, mandando a casa una cinquantina di dipendenti e alla quale il Tribunale di Fermo ha concesso fino al 28 ottobre, per l’esame dello stato passivo. In questo caso, i creditori privilegiati sono soprattutto dipendenti, che erano in pari con gli stipendi, ma devono percepire il Tfr e hanno un mese di tempo per presentare la domanda di insinuazione al credito.

Oltre ai calzaturifici, ci sono dichiarazioni di fallimento di aziende di accessoristi, «perché, a cascata, risentono degli effetti della crisi - prosegue Silenzi – in quanto il lavoro cala anche per loro (anche per chi lavora per i grandi brand, ndr). Questi possono decidere di ridurre il personale o di chiudere. Nel caso di piccole imprese a conduzione familiare, invece, finché possono, tengono botta».

Le altre due ditte che figurano nell’elenco dei fallimenti sono la Italian Sole di Monte Urano, azienda che anni fa vantava almeno 30 dipendenti e che ora ne ha meno di 10 e ha, tra i creditori, altri fornitori, e il Solettificio Amaolo di Porto Sant’Elpidio, impresa di dimensioni medio piccole che, ugualmente, ha maturato debiti solo nei confronti di fornitori.