Michele Massa con Bebe Vio
Michele Massa con Bebe Vio

Fermo, 8 luglio 2018 - E’ stato il più giovane atleta italiano di tutti i tempi ad ottenere una medaglia ai campionati nazionali assoluti ed ora si accinge a battere un altro record: quello del più giovane a partecipare ad un campionato mondiale di categoria. E’ Michele Massa, il fiorettista dell’Accademia della Scherma Fermo che, ad appena 14 anni, vivrà mercoledì, a Varsavia, l’avventura dei mondiali paralimpici under 17. Massa parteciperà alla gara più importante dell’anno, in una categoria superiore, dopo essere stato convocato dalla Federazione italiana scherma nonostante sia ancora appartenente agli under 14. La sua è una di quelle storie che fanno riflettere, ma che alla fine ti fanno pensare che nulla è impossibile. A 7 anni ha rischiato di morire per una grave tumore alla schiena, che gli ha paralizzato entrambe le gambe, ma, lui, grazie anche ai suoi genitori e al fratello, non ha mai mollato. Anche quando tutto sembrava perduto. Lo sport è stato il veicolo per una nuova vita che lo ha fatto diventare attore e protagonista del film «Tiro Libero» e del musical «La bestia nel cuore».

 

 

Michele, è una bella responsabilità rappresentare l’Italia ai mondiali di scherma, sport dove la nostra nazione ha sempre brillato? 

«Chiaramente sento un po’ di pressione, ma nonostante sia il più giovane di tutti e gareggio in una categoria che non è la mia, voglio fare bene. Al di là dell’età, sarà un test importante per capire a che livello sono. Sarà una grande sfida tutta da vivere». 

Che cos’è la scherma per te? 

«Uno sport. Sono uno sportivo a 360 gradi e questa disciplina, allenandomi duramente, mi ha dato la possibilità di arrivare ai vertici, anche se la strada è ancora lunga. Se dovessi sintetizzare la scherma con una parola, direi emozione». 

Ti senti un po’ il nuovo Bebe Vio? 

«Assolutamente no. Lei ha già vinto un’olimpiade, mondiali e coppe del mondo. E’ la più forte, io ho ancora tanta strada da fare». 

Ma lo vedi come un esempio da seguire? 

«Certo. Appena due anni fa la conoscevo solo di fama, perché il mio prof di italiano era un suo grande ammiratore. Mi parlava sempre di lei. Non avrei mai immaginato che un giorno ci saremmo conosciuti e avremmo fatto parte della stessa Nazionale. Lei ha un bellissimo carattere: è una ragazza coraggiosa, decisa, ma allo stesso tempo solare».

Un po’ come te?

«No, per carità. Io sono un pessimo elemento (sorride, ndr)». 

Per quelli che non sanno nulla di te, puoi dirci come è cambiata la tua vita dopo la malattia?

«Ho iniziato ad accusare dei dolori atroci all’addome quando avevo 7 anni e sono stato ricoverato in ospedale per dei controlli. Una mattina ho iniziato a non sentire più gli arti inferiori. Mi hanno operato d’urgenza ed hanno trovato una massa tumorale nella spina dorsale. Dopo l’intervento ero a pezzi in tutti i sensi. I primi tre mesi mi ripetevo sempre che ero diventato un disabile, credevo che non avrei potuto fare più nulla nella vita. Al mio fianco però, ho sempre avuto tre angeli: mia madre, mio padre e mio fratello». 

E dopo cosa è accaduto?

«Mi sono avvicinato allo sport e mi sono ripreso la mia vita. Prima ho iniziato a praticare il basket, ma la società in cui mi allenavo era in Abruzzo, molto lontano per fare avanti e indietro tante volte alla settimana. Poi ho conosciuto uno degli istruttori dell’Accademia della Scherma Fermo che mi ha parlato delle loro attività paraolimpica, spiegandomi che a Fermo c’era il centro federale per le Marche. E così è scoccata la scintilla ed è scoppiato l’amore per questo sport».