Saturnino Di Ruscio
Saturnino Di Ruscio

Fermo, 23 gennaio 2018 - Saturnino Di Ruscio, allora, sono veri questi rumors romani, secondo i quali lei si candiderebbe alle politiche con i 5 Stelle?

«Mi spiace per queste ipotesi romane, ma non è assolutamente vero».

Visto la sua amicizia con l’industriale Enrico Bracalente, che ha ospitato Di Maio e dichiarato la sua simpatia per i grillini, l’ipotesi ci poteva stare, no?

«L’amicizia è una cosa diversa dalla politica. Con Bracalente sono in buoni rapporti, ma non è detto che si debbano avere le stesse idee politiche. Anche con Pino Alati, tanto per fare un altro esempio, mi lega una forte amicizia, ma nel 2001 ci siamo affrontati da avversari nelle elezioni comunali di Fermo. Bracalente si è espresso per i 5 Stelle, la mia collocazione politica è ben diversa».

Proprio nessuna simpatia per i grillini?

«Anche se Oscar Wilde amava dire che “la coerenza appartiene agli stupidi”, non posso smentire il mio percorso politico, nonostante i violenti scontri degli anni trascorsi. E certe idee dei 5 Stelle sono lontane dalle mie».

Quali, ad esempio?

«Non condivido il vincolo di mandato, addirittura con la previsione di una sanzione se si abbandona i 5 Stelle. Ma se, ad esempio, il Movimento cambia linea perché il parlamentare deve rimanere allineato invece di essere libero di esercitare il suo mandato? Idee e metodi dei 5 Stelle restano lontani dal mio modo di pensare, sono un civico moderato, che si muove nell’ambito del centrodestra. Quindi, semmai, posso candidarmi con il centrodestra».

Nonostante i dissapori del passato?

«La mia disponibilità c’è, come già successo nel 2001 per le comunali. Sono vicino al movimento ‘Idea’ di Quagliarello, che fa parte della cosiddetta ‘quarta gamba’ del centrodestra. Se l’attuale coalizione nel Fermano ritenesse utile giovarsi del mio contributo e della mia esperienza, accetterei la proposta. D’altronde, credo che il sottoscritto e altri esponenti del centrodestra abbiano fatto tanto per questo territorio».

Dunque, l’esperienza passata, al di là degli attriti personali, la ritiene soddisfacente?

«Certo. Guidavamo Fermo e altri grandi comuni, il centrodestra fu decisivo per l’istituzione della Provincia, della Camera di commercio, della Prefettura e per reperire i 20 milioni di euro per l’istituzione degli uffici statali. Poi, è subentrato il centrosinistra e adesso...».

E adesso cosa?

«Il processo si è bloccato completamente, alcune autonomie sono o stanno per scomparire, la Provincia è un ente quasi dimenticato e siamo finiti, addirittura, sotto il collegio elettorale di Civitanova, scomparendo del tutto a livello politico».

Per la verità, qualcosa ancora si muove, visto che sta per essere istituita la questura.

«Ma lo sarà per merito della Prefettura, della dottoressa Di Lullo (la precedente prefetta, ndr) in particolare, non certo grazie alla politica».

Ma in questi ultimi anni Di Ruscio che ha fatto?

«Sono tornato a ricoprire l’incarico di dirigente comunale, sicuramente più redditizio, economicamente e non solo, della carica di sindaco. Ma non ho rinunciato a fare politica, mi sono occupato della campagna per i referendum e per la promozione della legalità, sono stato presidente del Centro studi Erasmo Da Rotterdam».

Quindi, adesso è disponibile a scendere in campo di nuovo?

«Il territorio lo vedo un po’ abbandonato. Nell’economia e nel turismo, che sono le basi su cui poggia il Fermano, non si avverte affatto un’inversione di tendenza e la crisi rimane evidente. Manca una progettualità unitaria di largo respiro, se il centrodestra vuole, sono disponibile a mettere a disposizione il mio spirito di servizio».