Sara Pichelli e il suo Spiderman
Sara Pichelli e il suo Spiderman

Porto Sant'Elpidio (fermo), 27 gennaio 2019 - Un pezzo di Golden Globe l’ha già vinto. Ora punta a strapparne anche uno di Oscar. Sara Pichelli, marchigiana di Porto Sant'Elpidio, classe 1983, ha co-creato Miles Morales, il nuovo Uomo Ragno che ha spopolato al cinema in Spiderman: un nuovo universo, film d’animazione Sony appena candidato al massimo premio dell’Academy nella sua categoria. La Pichelli ha creato il design del personaggio, dal volto (Miles è un ragazzino di origini portoricane) alla nuova tuta nera, il fiore all’occhiello di una carriera che, già da dieci anni, si sviluppa Oltreoceano, in casa Marvel.

Allora, Pichelli, che sensazione suscitano questi riconoscimenti?

«Sono contentissima, è un grande onore per me. Miles Morales è stato creato nel fumetto nel 2012, se penso a tutte le giornate passate nella mia stanzetta a disegnare, cercando la faccia e il costume giusto, non mi sembra vero dove siamo arrivati. Manca solo il film con attori in carne ed ossa. Sono convinta che, prima o poi, si farà, ma questa è una mia idea».

Si è chiesta come mai tanto successo? Non è facile sostituire il classico Uomo Ragno…

«Me l’hanno chiesto in tantissimi. Miles è nato quando il presidente era Barack Obama, oggi con Donald Trump forse sarebbe diverso. Credo ci sia stata un’esigenza del tutto naturale di riflettere la normalità di un Paese multietnico come gli Stati Uniti. Non è certo il primo personaggio di colore della Marvel, ma in questo caso ha sostituito un’icona come Spiderman».

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Qual è stato il tuo ruolo nel film d’animazione?

«Non ho partecipato direttamente alla produzione Sony, ma mi hanno chiesto di realizzare un’immagine, una sorta di copertina inserita tra un capitolo del film e l’altro».

Però il lungometraggio rispetta pienamente i canoni del fumetto…

«Sì, ho trovato un grandissimo rispetto per il nostro lavoro. Devo dire che la cosa mi ha quasi stupito: chi legge i fumetti e poi va al cinema sa quanto spesso poco si attinga dai primi, invece in Spiderman: un nuovo universo regista e sceneggiatori le storie su carta se le sono lette bene, le poche differenze che ho riscontrato sono giustificate dal passaggio di medium».

Ci racconta la genesi con cui ha creato il nuovo Spiderman?

«La preproduzione è durata circa sei mesi, la parte più difficile è stato ideare il costume, ne avrò ipotizzati 25-30 prima di arrivare a quello giusto. Del resto, la sfida era rendere moderno e originale un costume iconico come quello dell’Uomo Ragno. Per fortuna ci siamo subito intesi sul colore nero, che trovo molto elegante. Poi, di dettaglio in dettaglio, sono arrivata in fondo».

Come si lavora per gli Stati Uniti? Ci va spesso o fa tutto via mail?

«Quando ho iniziato, l’emozione di lavorare con mostri sacri del settore era tanta, ormai sono abituata: faccio tutto via mail, ma almeno una-due volte l’anno cerco di farmi vedere alle convention, in particolare a quella di New York, dove c’è anche la sede Marvel».

Come si è avvicinata a questo mestiere?

«Ero iscritta all’Università La Sapienza di Roma, facevo lingue orientali, studiavo cinese, quindi proprio tutta un’altra cosa. Nella capitale ho scoperto l’esistenza della Scuola internazionale di comics, dove si insegna fumetto e illustrazione. Ho iniziato facendo animazione; in questo senso il film è stato un po’ un ritorno alle origini. Poi mi sono buttata sul fumetto, è andata bene. Anzi, ora alla Scuola Internazionale sono diventata insegnante…».

Quale sarà il suo prossimo lavoro?

«Di recente ho disegnato alcune storie dei Fantastici Quattro, ora che la Marvel ha recuperato i diritti sfruttabili al cinema, li hanno rilanciati. Ma ora sto lavorando a un progetto top secret che coinvolge nomi importanti. Presto saprete tutto…»