Lorenzo Mazzoni
Lorenzo Mazzoni

Ferrara, 30 settembre 2016 - È USCITO IL SUO NUOVO ROMANZO, ‘Il muggito di Sarajevo’ (Edizioni Spartaco), di cui protagonista è Amira, 18enne che canta la sopravvivenza e la speranza nella Sarajevo del ‘93, lacerata dalle rappresaglie tra serbi e bosniaci. Il prossimo 15 e 16 ottobre, Lorenzo Mazzoni - che oggi vive a Milano - terrà per la prima volta a Ferrara, nel suo vecchio studio, un work shop sulla scrittura creativa, alla stregua di quelli che tiene in giro per il mondo, da Marrakech a Sofia rivolto - e questo è singolare - non solo a chi ha ambizioni d’autore ma a studenti, pensionati, disoccupati.

Partiamo dal nuovo libro. Perché la Sarajevo del ‘93?

«Sarajevo è una città bellissima, con una storia che tutti dovremmo conoscere. Le generazioni più giovani vivono in una ignoranza abissale, da remake medioevale. Hanno bisogno di riappropriarsi della storia, e credo che i romanzi, la letteratura popolare, possano svolgere questo compito meglio di moltissimi saggi».

C’è chi sostiene che per scrivere sia sufficiente viaggiare con la mente, davanti al pc. Lei invece, come confermano la sua produzione e Mille battute, ne ha fatto la sua cifra.

«Viaggiare allontana dai pregiudizi, dalla stupidità rozza dei social, dalla banalità di chi non è capace di sognare. Il viaggio è anche questo, una concreta dimensione onirica».

I work shop proliferano. Perché il bisogno di scrivere supera quello di leggere?

«Spesso lo si vive come un esercizio edonistico fine a se stesso, ma non è il caso di chi si iscrive a questi corsi. Si tratta di solito di persone curiose, che hanno voglia di raccontare il proprio mondo, di lasciarsi suggestionare, ma non hanno mai provato a pianificare con metodo un percorso letterario. Il corso serve a questo, non tanto a diventare un nuovo Hemingway, quanto ad avere un metodo».