L'opera raffigura un bambino che gioca con dei fiocchi di plastica fusa
L'opera raffigura un bambino che gioca con dei fiocchi di plastica fusa

Ferrara, 12 giugno 2020 - Un viaggio proficuo nel Modenese. Si muovono le trattative per portare il ‘muro di Banksy’ in mostra a Ferrara. Il pezzo, più volte nominato nei mesi scorsi dal presidente di Ferrara Arte, Vittorio Sgarbi, potrebbe davvero concretizzarsi tra le opere presenti a Palazzo dei Diamanti per ‘Un artista chiamato Banksy’, visitabile fino al 27 settembre. Si tratta di un’opera dello street artist più famoso al mondo, presente a Port Talbot, dove è stato dipinto, e dove si trova anche una delle più grandi d’Europa, che in cui lavorano oltre 4mila persone. "Abbiamo trovato un finanziatore per il trasporto dell’opera a Ferrara: si tratta un’industria del Modenese" spiega Vittorio Sgarbi. Prima di svelarne il nome, però, si deve formalizzare l’accordo grazie al quale si potrà finanziare la presenza del muro in mostra.

Season’s Greetings è il nome di quest’opera, che il misterioso street artist ha realizzato sul garage di un operaio di Port Talbot. L’opera fece molto discutere, quando fu scoperta, nel 2018. Essa rappresenta un bambino che sembra giocare con la neve, finché si gira il muro e si capisce non è nevischio, ma fiocchi di plastica fusa che provengono da un cassonetto dell’immondizia in fiamme. L’opera si ricollega al problema dell’inquinamento che affligge l’area della città a sud del Galles. In pochi giorni, quando fu scoperto il murales, la notizia diventò virale e migliaia di visitatori giunsero a vedere l’opera, creando non pochi problemi al proprietario del garage, costretto ad assumere dei vigilanti privato. Poi John Brandler, un mercante d’arte con sede nell’Essex, acquistò il pezzo per una somma a sei cifre, accordando il permesso di esporlo pubblicamente a Port Talbot. Attualmente l’opera, 6 tonnellate e mezzo di peso, si trova in un locale del luogo. Ma non è la sola novità per il mondo dell’arte. Nuove notizie arrivano anche per Palazzo Koch di Corso Giovecca, dopo l’incontro di Sgarbi a gennaio con i referenti di Bper. L’idea era quella di trasformare l’edificio in un polo museale, visto il trasferimento della direzione della banca nell’edificio di corso Giovecca 65, l’ex sede del Credito Agrario. Una chiacchierata, allora, solo informale, che ora si sta però sviluppando. "Ci hanno chiesto una programmazione sulle idee che abbiamo in mente per Palazzo Koch – commenta il presidente di Ferrara Arte – di fatto è qualcosa che servirebbe ad entrambi: il palazzo, rispetto alle necessità di Bper, è sovradimensionato, per noi risulta invece indispensabile come spazio, con i Diamanti chiusi per i lavori".

Mettere su carta le idee, insomma, per capire come sfruttare l’edificio al meglio, combinando gli interessi. E se da tempo si parla di esporvi le opere di Giovanni Boldini, anziché lasciarle in un deposito o crearvi il Museo della follia, una nuova possibilità si profila per Palazzo Koch come museo. "Oltre all’iniziale progetto per Boldini e per il Museo della follia, sarebbe interessante che Palazzo Koch diventasse una sorta di Pinacoteca della Cassa di Risparmio, come è avvenuto in modo analogo già a Carpi – sottolinea Sgarb i – Si potrebbero così recuperare le 109 opere della Fondazione Cassa di Risparmio (ora Fondazione Estense), tra cui dei Dosso Dossi e lo Scarsellino, depositate a Palazzo dei Diamanti e metterle insieme, in una sorta di museo della Fondazione, nella sede storica di Corso Giovecca".