Ferrara. 8 ottobre 2013 - Libri, fotografie e video su Internet, e soprattutto una trasmissione di Italia 1 che da un paio d'anni ha contribuito ad alimentare la leggenda dell'ospedale psichiatrico infantile di Aguscello. Così ecco arrivare da tutta Italia (alla spicciolata ma in buon numero) i 'ghost-busters', muniti non tanto di apparecchiature sofisticate ma di telefoni cellulari e rilevatori tascabili di onde magnetici. Curiosi, ma soprattutto in grado di compiere i contorsionismi da fachiro necessari per entrare nelle palazzine diroccate. Ormai letteralmente coperte dall'edera e dai rovi; tuttavia entrare è facile. Per i 'turisti' ma anche per chi, negli anni, dentro l'ex ospedale (in gran parte crollato) ha cercato riparo per la notte, si è abbandonato alla droga, ha inscenato grotteschi riti pseudo-satanici. Provando magari a vedere se la giostrina e le carrucole del 'montapasti' girano da sole, sospinte da una misteriosa forma di magnetismo o da presenze inquietanti.

 

«Dove finisce la nostra storia, inizia la nostra leggenda». Alcuni caratteri sono illeggibili, ma il senso della scritta è chiaro. Come il messaggio scritto in inglese su una parete: «We are here». Noi siamo qui. Dentro le stanze diroccate dell'ex ospedale psichiatrico infantile di Aguscello. Meta di un discreto quanto continuo 'turismo dell'occulto'; l'erba dei sentieri è battuta, a riprova del calpestio. Tra i cespugli ci sono lattine di birra, pacchetti di sigarette vuoti, persino l'incarto di un gelato; all'interno però non mancano neppure le siringhe, sparse sui gradini della scala che porta sino al terzo piano.

Entrare, come mostra una ragazza di Parma - arrivata ieri pomeriggio con due amici - è agevole: basta prestare attenzione ai cocci di vetro sparsi ovunque, ed alle ragnatele. Ma anche senza essere contorsionisti, ci si infila in quelle che una volta erano le cucine dell'ospedale. La parte centrale è completamente crollata, la scala tuttavia è praticabile. Sulle pareti, scritte di ogni genere. Graffiti, frasi cariche d'odio, macchie di vernice rossa che raffigurano schizzi di sangue, ma anche svastiche, frammenti di parole d'amore, persino un 'forza Spal' risalente chissà a quando. C'è chi mette una data accanto al proprio nome, si risale così al '94 ed anche a prima, ma varie visite sono più recenti. «Noi siamo venuti per curiosità, attirati dalla leggenda della giostrina che gira da sola...», sorride la ragazza indossando, sotto il cappuccio, una lampada da speleologa. L'amico chiede di spegnere i telefonini, e dallo zainetto estrae un piccolo apparecchio «che registra il magnetismo: se ci sono fantasmi, magari si scoprono le tracce del loro passaggio». Le tacche, dal verde, ad un certo punto schizzano verso il rosso. Un attimo. Un istante. Forse il bambino che di notte vagherebbe tra i cespugli del parco, forse l'iPhone rimasto acceso malgrado la raccomandazione. Forse.

Vanno e vengono, i turisti dell'occulto. Cercano la giostrina (resa celebre anche dalla trasmissione 'Mistero' che da un paio d'anni ha reso ancor più famoso l'ex ospedale di Aguscello), la trovano dopo un'acrobazia in questo caso da fachiri, nella seconda palazzina nascosta da una selva di rampicanti, a pochi metri dall'edificio principale. Non manca neppure una piccola cappella religiosa - qualcuno dice, mai sconsacrata - , nella quale una decina di anni fa vennero trovate le tracce, evidenti, di messe nere. Candele, scritte in quel caso blasfeme, simboli esoterici: l'allora parroco di Aguscello si adoperò per chiedere una sorveglianza un po' più assidua delle forze dell'ordine, gli episodi non si sarebbero ripetuti. Forse. Perché non mancano i segni di fumo e di bruciature, sul pavimento e su alcune pareti.

«Dai, te lo giuro, non siamo satanisti! - scherza il ragazzo di Modena aiutando l'amica ad uscire dalla finestrella - Siamo solo curiosi di queste cose, avevamo un giorno libero e siamo venuti a Ferrara. Ma voi, comunque, ce l'avete l'autorizzazione per fare questo servizio?». Ovvio che no, e del resto a chi chiedi? «Già, come noi», saluta l'uomo scattando le ultime foto con il cellulare. Turisti per caso. O meglio, per... case (dei fantasmi).

di Stefano Lolli