Ferrara, il diktat dell'anarchico in cella: "Colpite il mio carceriere"

Nelle carte dell’inchiesta il retroscena sull’ideologo all’Arginone

Alfredo Cospito (Foto Ansa)

Alfredo Cospito (Foto Ansa)

Ferrara, 23 maggio 2019 - Eseguite azioni contro il «mio carceriere», anche «come cani sciolti». L’ordine parte dal carcere di Ferrara e a impartirlo è Alfredo Cospito, uno dei pezzi da novanta della Fai (Federazione anarchica informale), fino a poco tempo fa detenuto all’Arginone per la gambizzazione del manager di Ansaldo Nucleare Roberto Adinolfi.

Secondo gli inquirenti ci sarebbero infatti anche le sue indicazioni dietro ai tre pacchi bomba inviati nel giugno del 2017 a due magistrati di Torino e all’ex direttore del dipartimento per l’amministrazione penitenziaria di Roma. Per quell’attentato fallito i carabinieri hanno arrestato tre persone. Una di queste, il 49enne Giuseppe Bruna, è stato catturato a Ferrara. Il «carceriere» di cui parla Cospito, scrivono gli inquirenti nell’ordinanza di custodia cautelare, sarebbe Roberto Maria Sparagna, sostituto procuratore del capoluogo piemontese impegnato nell’inchiesta ‘Scripta manent’, che ha messo nel mirino gli esponenti della Fai/Fri (Federazione anarchica informale/Fronte rivoluzionario internazionale). Sparagna, scrivono gli inquirenti, è «un obiettivo di assoluto rilievo e interesse per il mondo anarchico». Da qui e dall’invito di Cospito, Bruna e i suoi due compagni sarebbero passati all’azione. 

Il ruolo centrale svolto dall’ideologo nel dare il ‘La’ alle azioni eversive emerge chiaramente dalle pieghe dell’ordinanza. Gli inquirenti parlano infatti di una relazione di servizio della polizia penitenziaria di Ferrara dalla quale si evince come Cospito, «prima dei fatti per cui si procede» avrebbe «richiesto apertamente il compimento di azioni dirette» nei confronti di Sparagna. Sempre in quella relazione, stesa il 3 maggio del 2017 e decisiva per lo smantellamento della cellula, l’anarchico riferisce ai compagni di detenzione quanto riferitogli da un familiare durante un colloquio avvenuto il giorno prima.

L’esponente della Fai parla di incontri, «denominati ‘a testa’ alta’» nel corso dei quali diversi gruppi anarchici si sarebbero impegnati a organizzare «un mese di mobilitazione generale». Di più. Cospito, si legge nelle carte dell’inchiesta, racconta ai compagni che stava per iniziare «un mese dove si sarebbero fatte cose individuali». Il mese scelto era quello di giugno, periodo simbolico per la galassia antagonista in quanto corrispondente con l’inizio dell’udienza preliminare dell’inchiesta ‘Scripta manent’.  

f. m.