Andrea Samaritani, fotografo e artista, aveva 58 anni
Andrea Samaritani, fotografo e artista, aveva 58 anni

Ferrara, 31 agosto 2020 - Tra gli scatti più amati, la carezza di una suora a un Marco Pantani giovane e sorridente, ignaro dei successi e dei rovesci della sorte. Alla felicità e alla bellezza, in fondo, si è ispirato il lavoro, intrecciato alla vita, di Andrea Samaritani. Fotografo (anzi ‘reporter’ come amava definirsi con delicato puntiglio), artista anche nell’animo e nei sentimenti, si è spento a 58 anni. Smaliziato professionista e uomo curioso, preciso come un entomologo nella documentazione di volti, paesaggi, quadri, sempre leggero e rispettoso delle persone cui ‘rubava’ un’espressione.

Lascia di sé, oltre alle 300mila immagini del suo imponente archivio alla ‘Meridiana’ – l’agenzia fondata nel 1990 –, l’idea di uomo gentile, sensibile, pronto a ritrarsi dalla bellicosità di un mondo, quello del giornalismo, spesso acido e arido. Nella sua produzione, fosse un servizio per un quotidiano – da tempo collaborava con il Resto del Carlino – o per una rivista di viaggi o di arte (esemplari i suoi lavori per Bellitalia), Andrea metteva nitidezza e candore. Eclettico, innamorato della pittura e della scultura – negli anni Ottanta aveva collaborato a Casa Cini con don Franco Patruno –, sperimentatore lui stesso con ironiche ‘fotodipinte’, dietro l’obiettivo non ha mai nascosto il proprio volto.

Nei libri fotografici – tra i quali molti, e preziosi, sul territorio di Comacchio –, nei reportage per i maggiori periodici italiani ed europei, nelle campagne commissionate da agenzie e istituzioni prestigiose, c’era sempre la sua curiosità tenace e mai imprudente. «Ricordo una sera in una balera emiliana – raccontava, di recente, presentando la sua ultima antologia – stavo immortalando i ballerini, quando un’arzilla ottantenne, abbracciandomi da dietro, mi disse: ‘Occhio che quella è una coppia clandestina’». L’obiettivo si è abbassato, perché l’occhio di Samaritani non era pruriginoso. Eppure attento, capace di scavare nelle pieghe dei volti e nelle trame dei dipinti le sfaccettature più segrete. Quasi un miniaturista del nostro tempo, con la luce a farsi tratto distintivo delle sue fotografie.

Nato a Cento nel 1962, dal 1982 si è cimentato nella fotografia, nella pittura, nella grafica, nella regia video. Dal 1987 è stato collaboratore della celebre agenzia Contrasto, nel 1990 ha fondato assieme a Paolo Righi ‘Meridiana Immagini’. Imponente anche la sua produzione editoriale, con 80 volumi, l’ultimo dei quali è ‘L’occhio felice del reporter’. «Se lavori con felicità e fai le cose con passione – il commento dell’editore Roberto Mugavero – riesci a cogliere il mondo». E le foto di quest’ultimo libro, diceva Samaritani, erano in fondo i suoi messaggi in bottiglia, riassuntivi di una maniera di guardare le cose e di rappresentarle. Il suo apporto culturale è stato riconosciuto nella sua Cento dalla Fondazione, che lo ha voluto nel Consiglio di Indirizzo. Tra i suoi ultimi scatti per il nostro quotidiano, gli scatti sul set del nuovo film di Pupi Avati, ‘Lei mi parla ancora’; con il regista era legato da antica amicizia, e quelle sue ultime immagini hanno regalato, ancora, la capacità di ritrarre il profondo senza spinte fisiche o emotive.

Dalla redazione, un abbraccio commosso a Claudia e Margherita, Anna Rosa, Maria Chiara ed Eleonora, ai genitori Sandro e Maria, ai fratelli Mario, Maria e Giovanna.

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Il cordoglio

«Andrea era una persona speciale, un grande fotografo e un uomo di grande cultura». Il saluto commosso del sindaco Alan Fabbri, ieri, è stato accompagnato da una canzone, ‘Andrea’ di Fabrizio De Andrè, che il primo cittadino ha dedicato all’amico. Lo ricorda anche Elisabetta Sgarbi: «Un bravissimo fotografo d’arte. Con lui - e con il professor Giovanni Reale - abbiamo fatto viaggi straordinari tra i Compianti in Emilia, al Sacro Monte di Varallo, a Cerveno, tra le opere della Collezione Cavallini Sgarbi e per un film mai girato su Wiligelmo a Modena. Lui c’era sempre, ogni volta che lo chiamavi, perché amava il suo lavoro. Un male lo ha portato via, ma non gli ha impedito di lavorare fino all’ultimo. E non sarà il male a togliere bellezza alle sue fotografie. Ciao Andrea, grazie».