L'incidente del 2017 in cui ha perso la vita Anna Fabbri, nel riquadro
L'incidente del 2017 in cui ha perso la vita Anna Fabbri, nel riquadro

Ferrara, 16 ottobre 2019 - Un anno con la condizionale per aver travolto e ucciso la piccola Anna Fabbri. Nel pomeriggio di ieri la sentenza del gup Carlo Negri ha posto fine al primo step del processo per la morte della studentessa tredicenne, deceduta in un incidente stradale avvenuto l’8 aprile del 2017 in corso Giovecca. La giovane, mentre tornava a casa da scuola in bicicletta, era stata travolta da un’ambulanza all’incrocio con via Ugo Bassi. Dopo i soccorsi sul posto era stata portata all’ospedale di Cona in condizioni disperate. Il suo cuore ha cessato di battere il giorno successivo. Per quel fatto è finito a processo il conducente del mezzo di soccorso.

L’uomo, difeso dall’avvocato Carlo Bergamasco, ha scelto il rito abbreviato. Ieri si sono svolte le fasi finali del procedimento, conclusosi con una condanna a un anno di reclusione con sospensione della pena, non menzione e sospensione della patente per dodici mesi. Per eventuali risarcimenti il gup ha demandato tutto al tribunale civile. A prendere la parola per primo è stato il sostituto procuratore Ciro Alberto Savino. Al termine della sua requisitoria ha chiesto un anno di reclusione delineando un concorso di colpa che ha aperto ad alcune attenuanti. Stando alle ricostruzioni, infatti, l’ambulanza, impegnata in un servizio di soccorso, aveva la sirena accesa.

Dopo la procura è toccato alla parte civile, rappresentata dall’avvocato Carmelo Marcello. Nella sua arringa, il legale dei familiari della studentessa della scuola media Dante Alighieri ha sostenuto il comportamento «altamente imprudente del conducente dell’ambulanza. Stava facendo un servizio di emergenza – ha spiegato l’avvocato – ma prima di lui c’era l’auto medica che poteva ultimare l’intervento. Lui ha attraversato con il semaforo rosso senza soffermarsi, come avrebbe dovuto, su un incrocio con delle traverse».

Secondo il legale di parte civile, la discussione ha lasciato insoluto un nodo centrale. «L’ambulanza aveva le sirene accese – ha aggiunto Marcello – ma non è chiaro cosa si sia potuto sentire da via Ugo Bassi. Tutti i testimoni ascoltati erano su corso Giovecca. Da via Ugo Bassi arrivava soltanto la piccola Anna». Il processo, chiude il legale dei Fabbri, «ha riconosciuto il comportamento imprudente del conducente in quella che resta una tragedia senza ritorno per tutti i familiari». Il legale dell’autista dell’ambulanza, l’avvocato Carlo Bergamasco, è già pronto a impugnare la sentenza in Appello. L’uomo, a suo dire, non avrebbe commesso alcuna imprudenza.

«Quello del giudice è un mestiere estremamente difficile e quando uno lo svolge come il dottor Negri non si può che ringraziare – è il commento rilasciato al termine dell’udienza –. Questo non significa che debba essere d’accordo con la soluzione che ha dato a un problema grave. Un guidatore di ambulanza in emergenza può far affidamento sul fatto che gli altri utenti della strada si fermino e lo lascino passare? Qui – chiude l’avvocato – è in gioco una regola che coinvolge tutto il servizio di emergenza medica. Leggerò le motivazioni e farò Appello».
Si chiude così il primo processo su una vicenda che ha scosso l’intera città. La morte della piccola Anna, dopo un giorno di agonia, è stato un colpo al cuore sia per i familiari che per tutti quelli che la conoscevano e le volevano bene. Una tragedia alla quale la giustizia ha dato una risposta, senza però poter mai colmare il vuoto lasciato nella vita di parenti e amici dalla scomparsa di un piccolo angelo.