Antonio Blandini assieme ai suoi legali
Antonio Blandini assieme ai suoi legali

Ferrara, 24 febbraio 2017 - «Abbiamo risposto a tutto in un clima cordiale e disteso». Le 12.30. L’ex commissario, oggi liquidatore della Vecchia Carife, Antonio Blandini, esce dalla procura al termine di tre ore di domande dei pm Barbara Cavallo e Stefano Longhi (con loro anche un finanziere). Nessuna parola sul contenuto della chiacchierata perché, come stoppano immediatamente gli avvocati Francesco Mucciarelli e Marco Linguerri, «tutto è coperto dal segreto istruttorio». Fine delle trasmissioni. Nulla deve trapelare su precisa volontà della procura pronta – entro marzo – ormai a tirare le fila della maxi inchiesta sulla bancarotta Carife e sull’aumento di capitale del 2011. Questa mattina, e i primi giorni della prossima settimana, sono calendarizzati gli ultimi interrogatori degli indagati (53 in totale; dei 33 della seconda tranche, la maggior parte si è avvalsa della facoltà di non rispondere), poi l’inchiesta sarà chiusa ed entro l’estate potrebbe già essere fissata l’udienza preliminare.

RELAZIONE. Blandini, dunque. L’interrogatorio del legale rappresentante del vecchio ente di Corso Giovecca sottoposto a indagini (lui, come persona fisica, non è indagato) ha ruotato interamente sulla relazione che lo stesso depositò il 29 dicembre 2015. Un malloppo con tanto di conti, documenti e missive, con le operazioni scellerate che contribuirono a mettere in ginocchio la Cassa, relativo agli ultimi 15-20 anni di vita dell’ex glorioso istituto. Un atto poi accolto dal tribunale fallimentare il 10 febbraio dello scorso anno. L’allora tecnico mandato da Bankitalia, precisò che la «disponibilità liquida» dell’istituto al 18 novembre 2015 «si era ridotta a 36 milioni di euro», somma pari all’1% dell’attivo. Se quel giorno, ad esempio, vi fosse stato una richiesta di esborso di un solo euro in più, la Cassa sarebbe risultata inadempiente. Un passaggio devastante che non lasciò nessuno spiraglio. Negli ultimi due mesi del 2015, addirittura le perdite toccarono quota 11,9 milioni. La ex storica banca dei ferraresi perdeva 6 milioni al mese, il suo capitale sociale era integralmente perduto e al 30 settembre il deficit patrimoniale era pari a 24,5 milioni di euro. Non solo: la previsione per quegli ultimi due mesi negli atti dell’ex commissario, dava atto di ulteriori perdite per 11.9 milioni.

RESPONSABILE. Da qui la responsabilità dell’Ente che, in base al decreto legislativo 8 giugno 2001 n. 231, può essere direttamente coinvolto nel procedimento penale. Una norma – scarsamente usata ma che potrebbe portare rimborsi agli azzerati – che chiama in causa le banche quali soggetti giuridici responsabili civili di reati commessi da propri dirigenti o dipendenti. Oggi sarà la volta di altri interrogatori (alcuni degli indagati difesi dall’avvocato Filippo Sgubbi), poi si chiude.