Atenei, amara classifica. Maglia nera all’Italia. Unife, balzo in basso. Siamo al 386° posto

Il nostro Paese non rientra tra le dieci migliori università in Europa. Il dato di Qs Quacquarelli Symonds in base a 12 indicatori, la rettrice: . "A confronto realtà accademiche assolutamente diverse tra loro".

Atenei, amara classifica. Maglia nera all’Italia. Unife, balzo in basso. Siamo  al 386° posto

Atenei, amara classifica. Maglia nera all’Italia. Unife, balzo in basso. Siamo al 386° posto

Tra i dieci migliori atenei in Europa, non ce n’è neanche uno italiano. È questo il macro dato che più salta all’occhio della classifica stilata da Qs Quacquarelli Symonds, analista globale della formazione universitaria. La prima della top ten è il Politecnico di Zurigo, mentre al quarto posto troviamo Oxford seguita da Cambridge. Ma veniamo all’Italia e, soprattutto, a Ferrara. L’Italia vanta 51 atenei classificati, di cui 24 in miglioramento, 2 stabili e 25 in calo. L’Italia conta quattro università tra le prime 100 e 14 tra le prime 200. Nell’edizione 2025 della classifica, sono presenti 684 università di 43 Paesi. E, Unife, si colloca alla posizione numero 386. Un salto – negativo – di quattordici posizioni rispetto allo scorso anno (372). La classifica di Qs è stilata sulla base di dodici indicatori a cui, proporzionalmente, è attribuito un peso ponderale nella valutazione complessiva. Dalla Reputazione accademica, passando per la Reputazione del datore di lavoro, Citazioni per documento, Documenti per Facoltà, Rete di ricerca internazionale finendo con la sostenibilità. Ciò che distingue l’Italia è la diversità delle sue collaborazioni di ricerca internazionali. Ciò si riflette nei punteggi elevati dell’indicatore Rete internazionale di ricerca, ben al di sopra della media europea. Inoltre, il punteggio medio della Reputazione accademica, leggermente superiore alla media regionale, si correla positivamente con la posizione del Paese nel campo della ricerca. Le università italiane eccellono anche nei programmi di scambio di studenti, sia in entrata che in uscita, anche in questo caso con risultati ben superiori alla media europea. Ma torniamo a Ferrara. Abbiamo detto che, visti così, i dati segnerebbero una regressione del nostro ateneo. In realtà, la lettura è molto più complessa e la chiave più opportuna la fornisce la rettrice, Laura Ramaciotti. "Questi ranking – spiega – hanno il grosso limite di mettere a confronto realtà accademiche assolutamente diverse tra loro per dimensione, numero di studenti, personale e, soprattutto, espungendole dal contesto in cui sono inserite". Il secondo aspetto su cui si concentra Ramaciotti ha a che fare con la realtà in cui l’ateneo è inserito. "Da sempre – argomenta la rettrice – il nostro Paese rispetto a molti altri investe molte meno risorse pubbliche nell’ambito della ricerca. E, di conseguenza, questo è un fattore penalizzante se si guardano i numeri di questa classifica. Non meno discutibile è il parametro delle ‘citazioni’ dell’ateneo nei lavori di ricerca scientifici. Tanto più che si tratta di un criterio assolutamente dibattuto anche nell’ambito della comunità scientifica, per via della dubbia attendibilità. Sul fronte della ricerca – prosegue – occorre capire quali siano i reali impatti che essa ha negli ambiti in cui viene svolta, ma soprattutto quali impatti ha sul territorio in cui viene condotta". Poi, un’autocritica al sistema così come è concepito. "Purtroppo – chiude – sono ancora pochi i corsi che, a livello di atenei, l’Italia riesce a garantire in lingua inglese. E, su questo, c’è molto da lavorare". Letti così, i dati hanno tutto un altro sapore.