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13 apr 2022

Abusi sulla figlia di Atika: 2 anni e 10 mesi all’ex compagno

Dopo l’ergastolo per il brutale omicidio della marocchina, a Ferrara un’altra condanna per M’hamed Chamekh. Prosperi: "Questo episodio aveva portato alla fine della relazione e alla vendetta poi sfociata nel delitto"

cristina rufini
Cronaca
Il casolare dove il 2 settembre 2019 fu scoperto il corpo di Atika e, nel riquadro, M’hamed Chamekh
Il casolare dove il 2 settembre 2019 fu scoperto il corpo di Atika

Ferrara, 13 aprile 2022 - Sono trascorse a malapena 24 ore da quando le motivazioni della sentenza per il brutale omicidio di Atika Gharib, marocchina di 35 anni, il 2 settembre del 2019 nel Bolognese, hanno messo in evidenza l’atrocità e la determinazione con cui ha agito il suo ex compagno M’hamed Chamekh, tanto da portare i giudici della Corte di Assise di Bologna a riconoscere l’innovativa aggravante del femminicidio.

Ieri, invece, è arrivata la condanna dello stesso Chamekh, questa volta da parte del Tribunale di Ferrara, a due anni e dieci mesi di reclusione per i palpeggiamenti sulla figlia adolescente della vittima. Episodio accaduto esattamente un mese prima la tragica fine della donna. Proprio questa aggressione alla figlia aveva spinto Atika a interrompere quella relazione devastante, che da tempo ormai si era mostrata in tutta la sua violenza, con maltrattamenti subiti dalla stessa 35enne.

Chamekh se n’era andato di casa, ma era poi tornato nell’appartamento che aveva condiviso con Atika e le sue figlie per poi scappare con i documenti della Gharib. Da qui la denuncia alle forze dell’ordine. L’inizio della tragica fine. Ma la trentacinquenne non poteva più sopportare di vivere con quell’uomo che si era permesso non soltanto di maltrattare lei, di picchiarla, ma aveva osato toccare sua figlia più piccola. Molestarla. Per questo Atika lo aveva buttato fuori. Non ne voleva più sapere.

Ma lui non si è arreso, ha covato giorno dopo giorno il risentimento verso quella donna che aveva osato contrastarlo. Portandolo a progettare la vendetta per "riaffermare la volontà di possesso virile sulla donna e per la barbara necessità di vendicare il proprio malconcepito senso di onore", come ha sottolineato il presidente della Corte di Assise di Bologna, Domenico Pasquariello, nelle motivazioni della condanna all’ergastolo del marocchino per l’omicidio della ex compagna. Fine pena mai cui ieri si sono aggiunti i due anni e dieci mesi per violenza sessuale. Oltre alla condanna al risarcimento dei danni nei confronti della ragazza, oggi maggiorenne, e nei confronti del Comune di Ferrara che si era costituto parte civile nel processo.

Il giudice dell’udienza preliminare Carlo Negri ha riconosciuto anche una provvisionale di diecimila euro per la ragazza e di cinquemila per il Comune. "Si chiude così un cerchio - commenta l’avvocato Marina Prosperi, che ha assistito la ragazza – Una chiusura necessaria per permettere alla famiglia di Atika di sperare di poter tornare a una vita il più serena possibile. L’episodio per cui è stato condannato oggi (ieri, ndr ) Chamekh è stato il prologo dell’escalation di violenza che ha portato all’omicidio di Atika appena un mese dopo l’abuso sulla figlia. Quello che ha scatenato il desiderio di vendetta".

"Sottolineo che il giudice ha riconosciuto la minore gravità del fatto", commenta l’avvocato Carlo Machirelli, che assiste Chamekh.

 

 

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