Il fotografo Andrea Samaritani in un’amichevole posa con il regista Pupi Avati
Il fotografo Andrea Samaritani in un’amichevole posa con il regista Pupi Avati
di Stefano Lolli "Spesso si dice che le persone fortemente creative siano caratteriali, e non sempre miti e gentili. Che abbiano, in fondo, giorni giusti e giorni sbagliati. Andrea, con il suo animo straordinario e l’attitudine autentica d’artista, ha vissuto sempre giorni giusti". Sono finite da poco le riprese quotidiane a Ro Ferrarese, e il regista Pupi Avati dedica più di un pensiero all’amico Samaritani. Le sue ultime foto sono state proprio sul set del suo film. "Questa cosa mi ha colpito e mi ha addolorato. Malgrado la spossatezza estrema che non...

di Stefano Lolli

"Spesso si dice che le persone fortemente creative siano caratteriali, e non sempre miti e gentili. Che abbiano, in fondo, giorni giusti e giorni sbagliati. Andrea, con il suo animo straordinario e l’attitudine autentica d’artista, ha vissuto sempre giorni giusti". Sono finite da poco le riprese quotidiane a Ro Ferrarese, e il regista Pupi Avati dedica più di un pensiero all’amico Samaritani.

Le sue ultime foto sono state proprio sul set del suo film.

"Questa cosa mi ha colpito e mi ha addolorato. Malgrado la spossatezza estrema che non riusciva a nascondere, è stato capace come a solito di catturare bellissime immagini, con quel suo talento di non mettersi mai in mezzo, di non farsi richiamare perché nel campo della macchina da presa, eppure presente, vicino, capace di cogliere anche l’espressione più fine, Malgrado il fisico imponente, era bravissimo a occultarsi".

La vostra era una conoscenza antica, e segnata da amicizia.

"Per me Andrea, come poche altre persone, penso Sandro Mistri per il jazz o Carletto il custode delle Valli di Comacchio, identifica il territorio ferrarese. Lui, con le sue fotografie, ha poi saputo anche rappresentarlo in modo straordinario".

L’anno scorso era stato anche tra gli autori di una bella mostra a Cento incentrata su alcuni suoi film famosi, primo fra tutti la ‘Mazurka del Barone, della Santa e del Fico Fiorone’.

"Sì, e c’erano foto stupende, stampate su tela, vere e proprie vele. Ma non sono certo io a scoprire le sue qualità, non soltanto di fotografo".

Era a conoscenza anche della sua malattia, che alla fine è risultata fatale?

"Ne avevamo parlato, quando purtroppo si era preannunciata questa sua dolorosa situazione. Andrea per primo sapeva quello che stava vivendo, non nascondeva il proprio supplizio. Pochi giorni fa, sul set, incrociando il suo sguardo, ho colto attimi di angoscia profonda, forse perché si sentiva così mutato nel fisico e nel modo di lavorare. Eppure i suoi occhi brillavano della sua istintiva e profonda dolcezza".

Samaritani aveva una passione autentica per l’arte, in ogni sua forma.

"Sapeva coglierne e restituirne le sfaccettature come pochi, senza mai sovrapporre il proprio ego creativo. Attento e timido. Era un collaboratore, perché così lo considero, davvero entusiasta, bravo e leale".

‘Lei mi parla ancora’, s’intitola il suo film. Potesse parlare ancora ad Andrea un’ultima volta, cosa gli direbbe?

"Andrea, ora hai smesso di avere paura. Perché incrociando il suo sguardo, negli ultimi tempi, ho colto quella sensazione".

I funerali di Andrea Samaritani, scomparso domenica pomeriggio, si terranno giovedì, a partire dalle 16.30, nella Basilica Collegiata di Cento, la città dove era nato nel 1962. Dopo le esequie, il corteo si trasferirà nel cimitero del Guercino, dove Samaritani verrà tumulato.