I primi accertamenti sul corpicino di Maximiliano recuperato dalla piscina (FotoBp)
I primi accertamenti sul corpicino di Maximiliano recuperato dalla piscina (FotoBp)

Bosco Mesola (Ferrara), 18 luglio 2020 - Chiarire tutte le circostanze, cause e concause che hanno ucciso il piccolo Maximiliano Grandi, il bambino di 5 anni morto domenica scorsa nella piscina dell’agriturismo Cà Laura di Bosco Mesola. E’ questo il quesito che il pubblico ministero Stefano Longhi ha assegnato al proprio consulente, il medico-legale Raffaella Marino, che ieri ha eseguito l’autopsia sul corpicino di Maximiliano. Da una prima analisi, ancora da suffragare con altri esami, sarebbe confermato l’annegamento. L’esame autoptico è stato eseguito anche alla presenza del consulente di parte Matteo Tudin, nominato dall’avvocato Gianluigi Pieraccini che assiste il padre del piccolo, Erik Grandi. Anche l’avvocato Mirca Ferrari, che assiste il titolare dell’agriturismo, Gabriele Mantovani, ha nominato il proprio consulente: il professor Francesco Maria Avato. L’esperto della Procura si è preso novanta giorni di tempo per depositare la consulenza, anche in considerazione del fatto che saranno eseguiti gli accertamenti istologici.

"Ho chiesto di inserire nel quesito – ha spiegato l’avvocato Pieraccini – anche la disanima sulla possibilità che il bambino potesse essere salvato, se la piscina fosse stata dotata del servizio di vigilanza. E’ un passaggio importante, secondo noi". Quanto al padre della piccola vittima, si è limitato a dire, tramite il suo legale: "Aspetto solo di capire che cosa è accaduto". Così come la madre che con compostezza ieri mattina, accompagnata dai suoi tre figli grandi e dall’avvocato Gianni Ricciuti, ha voluto essere presente in Procura per l’assegnazione dell’incarico al medico legale. E con estrema compostezza ha risposto a tutte le domande del pm.

«Vuole collaborare per quanto le è possibile – ha sottolineato l’avvocato Ricciuti – Anche lei vuo sapere come sia stato possibile che suo figlio sia potuto finire nella piscina degli adulti. Non intende tirarsi indietro". Compresibile che voglia una ricostruzione degli ultimi istanti di vita del suo piccolo, anche se non servirà a lenire un dolore inimmaginabile. Così come la vorrebbe avere il titolare dell’agriturismo. "Non ha visto nulla – ha spiegato il legale che assiste Mantovani, l’avvocato Mirca Ferrari – stava perlustrando la zona attorno alla piscina degli adulti, quando a un certo punto ha sentito delle grida e visto l’uomo che ha trovato Maximiliano in fondo alla piscina che chiedeva aiuto. Eppure era lì attorno per controllare". Il consulente della Procura si è preso 90 giorni di tempo, per depositare la consulenza, ma dalle prime indiscrezioni, sembra confermato l’annegamento: o almeno ci sono segnali lasciati sul corpicino che fanno propendere per questa ipotesi. C’è però ancora da chiarire quanto quel gelato mangiato dal bambino poco prima possa essere stata una concausa nell’annegamento.