I giovani si sono riuniti in un’assemblea con il preside
I giovani si sono riuniti in un’assemblea con il preside

Ferrara, 19 aprile 2018 - Il rischio è che ora si diffonda in città una sorta di psicosi da bullismo. E cioè che ‘normali’ litigi tra i giovani salgano agli onori delle cronache come veri e propri atti di bullismo, un fenomeno che ha però caratteristiche ben precise e differenti. In questo contento, si inserisce la protesta di una classe di una scuola dell’obbligo ferrarese che - tramite una lettera aperta - reagisce con forza alle pesanti accuse lanciate dalla famiglia di una (ex) compagna.

Gli alunni messi sotto accusa rimandano le accuse al mittente e ribattono nel dettaglio alle dure critiche. Così, dopo una lunga ed estenuante riunione a scuola gestita in prima persona dal numero uno dell’istituto, gli alunni hanno preso carta e penna e hanno deciso di scrivere una lettera ai giornali con la loro versione dei fatti. Una versione che, come detto, è ben differente da quella denunciata dalla famiglia dell’alunna. E con la quale mettono in chiaro di non essere dei violenti.

«Quanto ci viene attribuito non corrisponde affatto a verità - mettono subito ben in chiaro gli studenti nella lettera -. Non siamo degli angioletti, ma non vogliamo essere considerati dei ragazzi diversi e soprattutto cattivi». E nella missiva aperta spiegano anche nel dettaglio il perché si sentono così colpiti nel vivo. «Si tratta di litigi e non di un episodio di bullismo - dichiarano con decisione, invitando a distinguere tra le due cose -. Ci sono state situazioni in cui alcuni di noi più di altri si sono litigati con i compagni e compagne per motivi spesso sciocchi, a volte provocandosi e spesso pronunciando parole non sempre appropriate ma non per questo si deve parlare di bullismo».

«In quei litigi - prosegue la classe ferrarese - è capitato che ci fosse la compagna ma un conto è parlare di litigi, un conto è invece dire che siamo dei bulli. Discutiamo, qualche volta anche animatamente, ma ci impegniamo anche, chi più e chi meno e con gli insegnanti cechiamo di riflettere se abbiamo fatto qualcosa di scorretto ma - sostengono - non riteniamo giusto che su di noi sia stato scritto qualcosa che non ci appartiene e non corrisponde alla verità». «Quanto dichiarato recentemente non è dunque una valutazione giusta - dichiarano, in conclusione della lettera aperta - e soprattutto è un qualcosa che non ci aiuta a crescere accettando il confronto».