MARIO BOVENZI
Cronaca

Calvario in Israele: "I missili volavano sopra la nostra testa. Noi, salvi per miracolo"

Racconto choc di Carlo Alberto Montanari, 92 anni, re della salamina. Era in Terra Santa in pellegrinaggio quando è scoppiata la guerra. "Mi hanno scambiato per un terrorista, bloccato due volte alla frontiera".

Calvario in Israele: "I missili volavano sopra la nostra testa. Noi, salvi per miracolo"

Calvario in Israele: "I missili volavano sopra la nostra testa. Noi, salvi per miracolo"

Ferrara, 11 novembre 2023 – Ha vissuto la seconda guerra mondiale, l’alluvione del 1951, il terremoto del 2012 in Emilia, il Covid. Ma, proprio quando pensava di aver visto tutto, si è trovato bloccato in un paese all’improvviso in guerra, Israele. Dove era andato in un pellegrinaggio organizzato dalla parrocchia di Poggio Renatico.

Carlo Alberto Montanari, 92 anni, il signore della salamina, quella salamina che faceva leccare i baffi anche al presidente della Repubblica Sandro Pertini, ancora non crede di averla scampata. Come un gatto, più di sette le sue vite. "Mi hanno fermato due volte, la polizia israeliana. Continuavano a chiedermi quanti anni avevo, quanti anni avevo. Non mi credevano, pensavano fossi un terrorista, infiltrato oltre le linee. Mi hanno spiegato, quando finalmente mi hanno lasciato andare, che i terroristi usano gli anziani per far passare armi ed esplosivi alla frontiera". Tutto organizzato, un bel viaggio, visitano le città di Israele, la Palestina, i luoghi della nascita e martirio di Gesù. Poi, all’improvviso, sono loro a vivere il martirio. "Non ci tornerò mai più", scandisce le parole Montanari, dietro il bancone dove finalmente si sente a casa, della sua drogheria e salumeria, in bianco e nero le foto dell’alluvione, novembre 1951, l’acqua fino alle finestre. Lui in primo piano, una sciarpa, la giacca, all’angolo della bocca un mezzo sorriso, quello della gioventù che è sempre un po’ spavalda.

La paura

L’incubo se lo vedono sulla testa. "Pensavo fossero fuochi artificiali", sono i razzi palestinesi che il sistema di difesa israeliano riesce a intercettare. Erano in 33 nella comitiva, con loro anche il sacerdote. Decidono immediatamente di fare i bagagli, lasciare l’albergo in Palestina, tornare a casa. "E’ stato un calvario, ma ci siamo salvati. Subito dopo hanno chiuso le frontiere con la Giordania". Muti per un giorno i cellulari, niente voli, bloccati. "Abbiamo noleggiato una corriera, pagando il viaggio di tasca nostra". Entrano in Giordania con il pullman, poi proseguono in taxi fino al Qatar. Salgono in aereo, un respiro di sollievo, sembra dietro le spalle l’incubo. "Mi hanno trattenuto per due volte alla frontiera, sia in Giordania, sia in Israele. Pensavano di aver a che fare con un fiancheggiatore di Hamas. A me, che non ho mai fatto male nemmeno ad una mosca", esclama, mostrando la targa con impressa la data della sua attività – 1850 –, che ha fondato il padre, che ha avuto come clienti fedelissimi Pertini – c’è un’altra foto in bianco e nero, il presidente dei mondiali dell’1982, della partita a carta con Bearzot, a quella salamina sembra quasi abbracciato –, di Mario Soldati. I libri che gli hanno dedicato, pubblicazioni che decantano il suo insaccato. "Un’attività che mi ha dato tante soddisfazioni, tante", dice dietro il banco, davanti allo stupore di una cliente che, nemmeno lei, crede abbia 92 anni. Invece ce li ha, tutti. Basta sentirlo. "Sono scampato a tre bombardamenti, avevo 14 anni. Uno a Bologna, uno a Ferrara. Poi è arrivato Pippo, l’aereo, che ci ha buttato giù pure un angolo di casa. Mi sono salvato perché il materasso mi ha fatto da scudo. E adesso ci mancava anche questo, rischiare di finire sotto un missile in Israele, essere scambiato per un terrorista". Ma non ha perso il sorriso, gli occhi che brillano quando racconta che pensava fossero fuochi d’artificio, invece erano missili che scoppiavano sopra la loro testa, dalle case la gente che correva fuori, in tenuta da guerra, il mitra buttato sulle spalle. "Adesso mi manca solo l’Ucraina. Ma lì non mi vedono mai più", dice mostrando un talloncino, poco più grande del biglietto del cinema. E’ il pass che gli hanno rilasciato i soldati, salvacondotto dopo il controllo alla frontiera. "Proprio a me", di nuovo un sorriso.