"Carceri sovraffollate?. Utilizziamo le comunità"

Bondeno, la proposta di don Giorgio della struttura Accoglienza di Salvatonica "I detenuti a fine pena potrebbero esser inseriti da noi per fare lavori utili" .

"Carceri sovraffollate?. Utilizziamo le comunità"

"Carceri sovraffollate?. Utilizziamo le comunità"

Un appello allo Stato o a chi ne ha competenza, per sgravare l’affollamento delle carceri. Una proposta che è già un impegno quotidiano di vita e che vuole far riferimento a persone di ‘buona voolontà’. Lo lancia in punta di piedi, ma con il cuore in mano, don Giorgio Lazzarato, che porta avanti la comunità Accoglienza di Salvatonica. "Il sovraffollamento delle carceri purtroppo è un dato di fatto – premette il parroco -. Il poter dare la possibilità a tantissimi detenuti che sono a fine pena o che possono usufruire degli arresti domiciliari, di essere accolti e inseriti in tantissime, migliaia di associazioni in tutta italia, potrebbe contribuire moltissimo alla diminuzione del sovraffollamento ". La riflessione nasce dal fatto che il sovraffollamento è un dato certo. "C’è stato in questi anni l’idea di costruire nuovi luoghi di pena, di detenzioni, altre carceri – spiega don Giorgio - Ma da quello che capisco saranno circa 10 mila, 15 mila i carcerati in sovraffollamento. Sono tantissimi. L’accoglienza potrebbe essere un aiuto e potrebbe risolvere almeno un po’ il problema". Nella comunità Accoglienza di Salvatonica, nella casa accanto alla chiesa, avvolta dal silenzio dei campi, tra spazi comuni e stanze, sono una quarantina le persone, nelle situazioni più disparate di difficoltà, che vi vivono. In tanti in questi vent’anni hanno trovato accoglienza anche solo per un breve periodo. Ci sono state persone che vengono dall’esperienza del carcere? "Non ho i numeri precisi – risponde don Giorgio – ma complessivamente, in tutti questi 15 anni, sono state una trentina". Chi li indirizza alla comunità? " Ci sono avvocati che si interessano perché hanno persone che stanno seguendo e che hanno già maturato la possibilità di poter usufruire di questo beneficio" risponde don Giorgio. Non c’è nessun vantaggio per una comunità, nessun beneficio? "Nessuno – allarga le braccia il parroco -. Penso che sia anche questo un motivo che frena tante associazioni ad accogliere queste persone, perché non ci viene restituito nulla. Basterebbe fare un piccolo calcolo – spiega -. Da quello che so una persona in carcere costa allo stato, ovvero a tutti noi, circa 500- 700 euro al giorno. E’ quindi una spesa grandissima in un mese. Basterebbe che lo Stato o chi ne ha competenza, contribuisse con un solo giorno di un mese di carcere e potrebbe così coprire almeno la spesa viva di una persona che si tiene in comunità". Di cosa hanno bisogno queste persone? "Di mangiare, del vitto e dell’alloggio ma anche di stare nella comunità. Possono anche aiutare a fare quei servizi e i lavori utili".

Claudia Fortini