Ferrara, 29 dicembre 2015 - «La banda d’Italia». Basta il titolo del libro donato dal sindaco Tiziano Tagliani alla stampa, in occasione dello scambio d’auguri per le festività, a far capire da che parte sta, nella vicenda Carife: il saggio di Enzo Lannutti è un durissimo atto d’accusa verso Bankitalia. Anche Tagliani si iscrive dunque fra gli ‘anti casta’: «Capisco che il tema della banca è spinoso, ma ho deciso di usare parole semplici – esordisce il primo cittadino –: abbiamo avuto una stagione in cui gli amministratori, durante la gestione Murolo, hanno creato problemi importanti, facendo investimenti che non sono andati certo a vantaggio degli azionisti e dei risparmiatori. Poi è iniziata la fase di controllo della Banca d’Italia, coincisa anche con l’aumento di capitale. Dati di bilancio alla mano, il risultato oggi è sotto gli occhi di tutti: era stata individuata una soluzione dignitosa, attraverso l’intervento del Fondo Interbancario, ma la delibera votata nell’assemblea di fine luglio non è stata neppure depositata in Camera di Commercio». A nulla erano valse poi le sollecitazioni e gli allarmi, compreso quello lanciato dallo stesso sindaco il 23 settembre scorso. Per migliaia di ferraresi si è consumato un autentico dramma.

Tagliani tuttavia non prende minimamente in considerazione l’ipotesi che il governo, con il decreto ‘salvabanche’ del 22 novembre, abbia qualche responsabilità: «La vicenda di Carife è il fallimento di Bankitalia – dice esibendo la copertina del libro, per ribadire il concetto –, e se le iniziative annunciate dal presidente della Fondazione Riccardo Maiarelli si tradurranno in un’azione giudiziaria contro l’azzeramento del patrimonio, il primo che sottoscriverà la quota per pagare le spese legali sarà proprio il sindaco». Tagliani, del resto, figura anche lui nell’elenco degli azionisti ‘azzerati’: i suoi 3mila euro investiti nei titoli di Carife sono andati in fumo, nel rogo immane dei risparmiatori ferraresi. Proprio la vicenda della banca cittadina rappresenta, per il sindaco, la spina più grossa «di un 2015 da mandare in archivio senza il minimo rimpianto. Guardando l’anno che sta finendo – prosegue il sindaco, affiancato dalla giunta quasi al completo –, possiamo compiacerci quasi solo del primo posto in classifica della Spal, sperando che prosegua la propria cavalcata anche nei prossimi mesi».

Altro nodo spinoso, quello dell’immigrazione: «Siamo arrivati ormai alla soglia limite dell’accoglienza – evidenzia Tagliani –, ma non sono preoccupato per i posti letto, i pasti, l’educazione linguistica o l’assistenza sanitaria. La cosa che più mi allarma è capire cosa accadrà, dopo l’accoglienza: è necessario organizzare strutture, strumenti e progetti per capire le prospettive di queste centinaia di persone». Non poteva mancare un riferimento piccato alla vicenda dell’appalto revocato alla Coop Camelot: «Revocato, appunto, dal Comune, dopo la segnalazione del presidente dell’Anac Raffaele Cantone, che ha poi riconosciuto la legittimità del nostro operato – conclude il sindaco –; lo stesso Cantone ha scritto al sindaco di Bologna Merola, evidenziando l’illegittimità di un appalto da 190 milioni di euro, ma Merola ha detto che quell’appalto non si cambia. E nessuno o quasi ha protestato».