Ferrara, 19 febbraio 2016 - Dopo Banca Etruria, ecco Carife. La sentenza, attesa, è stata depositata ieri all’ora di pranzo. E per la ‘vecchia’ Cassa, il tribunale fallimentare non ha lasciato scampo decretandone lo stato di insolvenza. Una decisione che dovrebbe portare ora la procura ad aprire un nuovo fascicolo e tra le possibili ipotesi di reato c’è anche quella di bancarotta. Il ricorso del commissario liquidatore Antonio Blandini – un malloppo con tanto di conti, documenti e missive, soprattutto le operazioni scellerate che hanno contribuito a mettere in ginocchio Carife, relativi agli ultimi 15-20 anni di vita dell’ex glorioso istituto con sede in corso Giovecca – porta la data del 29 dicembre, atto poi accolto dal tribunale fallimentare, in udienza collegiale (giudici Stefano Giusberti, Anna Ghedini e Sonia Porreca) il 10 febbraio. E ieri il deposito in procura, nell’ufficio registri delle imprese della Camera di Commercio e nelle mani dello stesso commissario liquidatore.

Sentenza. Sei pagine attraverso le quali i tre giudici ripercorrono le tappe dell’ultimo travagliatissimo periodo dell’istituto ferrarese snocciolando numeri choc. Al 30 settembre 2015, il capitale sociale «risultava quasi integralmente perso», con un deficit patrimoniale di 25 milioni di euro e un altrettanto di Fondi propri pari a 263 milioni. La previsione per gli ultimi due mesi dell’anno non era certamente migliore con perdite stimate in oltre 11 milioni (ciò vorrebbe dire che la banca ne perdeva 6 al mese) per un complessivo annuale di oltre 36. E la situazione di allarme generato con l’azzeramento di azioni e obbligazioni subordinate, non ha certamente aiutato. Tra ottobre e novembre, infatti, Carife è stata costretta a subire ulteriori aggravi per via di prelievi continui dei clienti, richieste di estinzioni delle obbligazioni ordinarie, chiusura dei conti correnti.

Secondo i giudici, la perdita complessiva della Cassa di Risparmio sarebbe di oltre 465 milioni di euro più il capitale sociale azzerato. Una stima che, addirittura, potrebbe superare gli 800 milioni.

Scenari. Ora tutto passa alla procura che attendeva questa sentenza del tribunale fallimentare, che gli permetterà di aprire un fascicolo tutto nuovo, inizialmente per atti relativi o non costituenti reato e, successivamente, valutare se e come proseguire. Tradotto: decidere sotto quale fattispecie di reato, tra le varie ipotesi anche quello di bancarotta. Per ovvie ragioni, la posizione dei 31 ex dirigenti Carife, sulla cui testa pende l’azione di responsabilità civile per le operazioni che hanno portato la banca al commissariamento, sarà la prima ad essere vagliata. Tra loro, come si ricorderà, compaiono presidenti, amministratori e direttori generali contro i quali i commissari di Bankitalia hanno presentato una richiesta danni pari a 309,5 milioni di euro, poi ridotti a 100.