Ferrara, 14 gennaio 2016 - La Fondazione Carife, assistita dall’avvocato Fabio Merussi, ha notificato il ricorso al Tar del Lazio contro la Banca d’Italia, il Ministero dell’Economia e Finanze e lo stesso ministro Pier Carlo Padoan; nel ricorso si chiede, in pratica, l’annullamento del decreto ‘salvabanche’. Vengono impugnati infatti «tutti i provvedimenti emessi dal 21 novembre 2015, e successivi, nella procedura di risoluzione della crisi di Carife S.p.a., ivi compreso il rifiuto implicito dell’autorizzazione al Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi, per assumere la partecipazione di controllo in Carife, prevista all’art. 19 del Testo Unico Bancario in merito alla delibera dell’Assemblea degli azionisti del 30 luglio scorso, con cui era stato approvato l’aumento di capitale sociale di 300 milioni riservato al Fitd». Il ricorso, anticipato qualche settimana fa dall’intenzione espressa dal presidente Riccardo Maiarelli, trova ragione «nell’immotivato esproprio in pratica effettuato nei confronti dei diritti di azionisti ed obbligazionisti, pur in presenza di soluzioni alternative di vigilanza e di mercato, come quella che l’assemblea del 30 luglio scorso aveva approvato, sulla base del progetto proposto dai Commissari di Carife, su autorizzazione della stessa Banca d’Italia e approvato dal Ministero dell’Economia. Il rilascio dell’autorizzazione al Fitd non aveva ragione di essere negata». Il Tar del Lazio ha già fissato l’udienza, per esaminare la richiesta di sospensiva: se ne discuterà il 1° febbraio, e per Maiarelli anche la tempestività è il segnale dell’importanza della questione.

Stefano Lolli