Donata Bergamini con una foto del fratello
Donata Bergamini con una foto del fratello

Cosenza, 25 ottobre 2021 - È iniziato stamani, davanti ai giudici della Corte d'assise di Cosenza, il processo per la morte di Donato Denis Bergamini, il calciatore ferrarese del Cosenza calcio morto il 18 novembre 1989 sulla statale 106 all'altezza di Roseto Capo Spulico. In aula l'unica imputata, la ex fidanzata di Bergamini, Isabella Internò, accusata di essere responsabile, in concorso con ignoti, dell'omicidio del calciatore.
 "Finalmente inizia il processo - ha detto l'avvocato Fabio Anselmo, legale della famiglia Bergamini al suo arrivo al palazzo di giustizia -  Abbiamo atteso 32 anni questo momento. La sorella Donata ancora non sta bene mentre è presente il nipote Denis. Non mi aspetto nulla, oggi sarà un'udienza tecnica ma in processi come questi sono possibili i colpi di scena". 
Nessun commento, invece dall'avvocato Angelo Pugliese, difensore di Isabella Internò.

Convocati 200 testimoni

Saranno 200 i testimoni che sfileranno davanti alla Corte d'assise di Cosenza nel processo a Isabella Internò. Lo hanno deciso i giudici ammettendo la lista dei testi presentata dalle parti. Il processo è stato quindi aggiornato al 25 novembre prossimo dopo una questione preliminare sollevata dalla difesa sulla nullità della riapertura delle indagini, rigettata dalla Corte presieduta da Paola Lucente. Ammessa anche la trascrizione delle intercettazioni più rilevanti. 

L'avvocato della famiglia Bergamini

"Sono molto soddisfatto perché siamo partiti con il piede giusto e adesso viaggiamo" ha detto all'uscita l'avvocato Fabio Anselmo, legale della famiglia Bergamini. In aula l'avvocato ha fatto un riferimento al processo Cucchi, in cui era legale della famiglia, suscitando le contestazioni della difesa. "Capisco che il processo Cucchi - ha detto Anselmo parlando con i giornalisti - possa far paura al processo Bergamini, perché le tematiche medico-legali sono abbastanza simili. Nel processo Cucchi avevamo trovato un radiologo di fama internazionale ed è diventato un teste della Procura come oggi Fineschi (il prof. Vittorio Fineschi dell'Università La Sapienza, lo stesso che ha svolto l'autopsia sul corpo di Giulio Regeni ucciso in Egitto, ndr). Anche se qui, da un punto di vista medico legale, la verità è stata nascosta all'inizio di questa vicenda ma l'analogia non può che fare paura. A Donata Bergamini dico di stare tranquilla, di essere serena perché arriverà il suo momento. Ci misuriamo sui fatti e finalmente faremo questo processo". 

L'ex fidanzata in aula

Alla prima udienza ha assistito anche Isabella Internò, seduta in aula con occhiali scuri e mascherina nera, accanto al suo avvocato Angelo Pugliese. Da parte nessun commento e, alla fine dell'udienza, è uscita da una porta secondaria per evitare i giornalisti. All'esterno del palazzo di giustizia di Cosenza alcuni tifosi rossoblu hanno sventolato le bandiere in segno di vicinanza alla famiglia di Denis Bergamini.

Un mistero durato 32 anni

La morte del calciatore ferrarese risale alla sera del 18 novembre 1989. Il calciatore del Cosenza, squadra che allora come oggi militava in B, era uno dei beniamini dei tifosi rossoblù. Per motivi ancora da chiarire, ci fu un incontro tra il giovane atleta e la sua ex fidanzata. Lei aveva 19 anni, lui neanche 27. Fra loro un rapporto travagliato, scandito da abbandoni e ripensamenti e anche da un aborto praticato a Londra dalla giovane.I due, sull'auto del calciatore, si sarebbero fermati in una piazzola sulla strada statale 106 Jonica, nei pressi di Roseto Capo Spulico (Cs). Dunque, un luogo lontano da Cosenza, da cui provenivano, per fare una passeggiata.

Qui, all'improvviso, racconta la ex fidanzata, Denis avrebbe deciso di suicidarsi lanciandosi sotto un camion in transito. Le indagini, all'epoca, chiusero il caso come un suicidio. L'inchiesta, come emerge dagli atti, fu condotta in maniera superficiale. Furti di alcuni elementi evidenti ma allora trascurati, i parenti di Denis, con in testa la sorella gemella Donata, hanno lottato perché si continuasse a indagare. Ma le inchieste non portarono a nulla. 
Oltre alle evidenze già rilevate anche dalle precedenti inchieste, il corpo di Denis, che sarebbe stato trascinato per una sessantina di metri da un camion, appariva incredibilmente intatto, con ferite presenti dove invece non dovevano essercene e oggetti, come l'orologio, senza neanche un graffio. E poi i vestiti, intatti anche loro ma dati subito in pasto ad un inceneritore. Nel 2012 la seconda inchiesta. I carabinieri del Ris di Messina depositarono una perizia secondo la quale, quando fu investito, Bergamini era già morto.