L'’abitazione con annesso capannone dove è avvenuto l’omicidio di Cinzia Fusi (Bp)
L'’abitazione con annesso capannone dove è avvenuto l’omicidio di Cinzia Fusi (Bp)

Ferrara, 29 novembre 2019 - All’origine del litigio culminato con l’omicidio della 35enne Cinzia Fusi ci sarebbero alcuni messaggi che hanno scatenato la gelosia di Saverio Cervellati, suo compagno e datore di lavoro. L’uomo, 52 anni, l’ha massacrata a colpi di mattarello nel giorno in cui i due avrebbero dovuto partire per una gita al mare. Fotogrammi di un orrore che trapelano dal lungo interrogatorio a cui l’omicida è stato sottoposto nelle ore immediatamente successive al delitto, consumato poco dopo le 7 del 24 agosto nel garage del negozio di casalinghi ‘Spendi Bene’ di via Primicello, a Copparo. Dalle parole confuse di Cervellati (assistito dagli avvocati Elisa Cavedagna e Luca Tieghi) emergono nuovi dettagli su quanto accaduto tra l’istante dell’aggressione e il momento in cui il 52enne si è consegnato a una pattuglia di carabinieri di passaggio. Un buco nero di circa un’ora sul quale, col progredire delle indagini coordinate dal pubblico ministero Fabrizio Valloni, iniziano ad aprirsi alcuni spiragli di luce.

Cervellati parla davanti al pm e agli investigatori dell’Arma. Prima di arrivare al momento dell’omicidio, ripercorre i trascorsi avuti con la compagna. La relazione dura da sei anni ma viene tenuta nascosta a tutti. Saverio è sposato con figli e Cinzia è molto più giovane di lui. Da qualche tempo, conferma lo stesso omicida, le cose tra loro non vanno bene. I litigi si susseguono e, in un’occasione, lui le dà uno schiaffo, provocandole una ferita al labbro inferiore (“Mi è scappata la mano” riferirà durante l’audizione in caserma). La mattina del 24 agosto i due si trovano nel garage del negozio e si preparano per passare una giornata al mare. Appena si vedono, però, scoppia un bisticcio. Cinzia gli mostra alcuni messaggi scambiati con dei ragazzi conosciuti su Facebook e lui si ingelosisce. “Le stavo dando uno schiaffo” racconta al magistrato e ai carabinieri ma Cinzia, memore del precedente, reagisce.ù

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La donna prende un mattarello che teneva nel baule dell’auto e glielo punta contro. Cervellati glielo strappa di mano e la massacra. “Gliel’ho preso – dichiara – e non ricordo più”. Il 52enne si accanisce su Cinzia con un numero imprecisato di colpi (sarà l’autopsia a stabilire quanti e da che posizione). Subito dopo inizia a compiere gesti confusi. Prima si cambia la maglietta e si toglie le scarpe (lui sostiene di averlo fatto perché aveva sudato durante l’aggressione). Poi copre Cinzia con delle sportine e una maglia. In seguito, sempre secondo la ricostruzione dell’indagato, utilizzando delle pezze trovate in garage le tampona il sangue per “pulirla”.

Una gliela infila all’interno della bocca, e lì verrà trovata dagli inquirenti. Mentre Cinzia giace agonizzante sul pavimento, lui, credendola morta, le dà un bacio e ascolta una canzone riprodotta dallo stereo della macchina. Subito dopo manda un sms alla moglie dicendo di aver fatto qualcosa di brutto. Lo fa però utilizzando la funzione di invio ritardato del cellulare, per evitare che la consorte arrivi al negozio e veda quello che era successo. Contatta anche il suo legale ch e gli dice di consegnarsi immediatamente ai carabinieri. È in quel momento, circa un’ora dopo la brutale aggressione, che i carabinieri scoprono l’orrore del garage di via Primicello. Cinzia (i cui familiari sono parte lesa con l’avvocato Denis Lovison) respira ancora. Ma la sua lotta per la vita si concluderà poco dopo all’ospedale di Cona.