La villetta del massacro (foto Businesspress)
La villetta del massacro (foto Businesspress)

Ferrara, 19 gennaio 2017 - Un passato turbolento, macchiato da alcuni episodi da bulletto di paese. È quanto emerge scavando a ritroso nelle vite di Manuel Sartori, il 17enne che ha assassinato a colpi d’ascia Salvatore Vincelli e Nunzia Di Gianni e del figlio della coppia, Riccardo, mente e mandante del duplice omicidio. Adolescenze giocate in bilico tra il bar di Pontelangorino, le partite alla Play Station e la sella di quello scooter che li accompagna a tirar mattina nelle discoteche della costa.

«Manuel e Riccardo? Sempre insieme. Si atteggiavano a bulletti» raccontano alcuni compagni di scuola. Quelle che all’inizio erano chiacchiere di strada o confidenze pronunciate a mezza bocca, si fanno più concrete quando a parlare sono atti giudiziari. A otto giorni dalla mattanza spunta infatti una denuncia presentata (poi ritirata) dalla mamma di un ragazzino disabile, finito nel mirino di Manuel e di alcuni amici. Siamo in un locale del paese. Il ragazzo, insieme ad altri giovani, induce il coetaneo a inalare il contenuto di una bustina di zucchero, fingendo che fosse cocaina. La triste ‘impresa’, come purtroppo spesso accade in questi frangenti, viene filmata con un cellulare e pubblicata su Facebook. A rivangare quei fatti, avvenuti circa un anno fa, è lo stesso padre del 17enne, Rudi Sartori. L’uomo parla al settimanale ‘Oggi’ e spiega come sono andate le cose. «Successe un finimondo – ricorda Sartori, ancora tragicamente provato dall’accaduto –. La mamma del ragazzo poi ritirò la denuncia e tutto finì nel niente. Col senno di poi – è l’amara riflessione affidata ai cronisti del periodico – dico che sarebbe stato meglio andare fino in fondo».

E non è l’unico cono d’ombra che emerge dal passato dei due giovani. In passato infatti, anche Riccardo aveva dato prova di non essere un ragazzo difficile. Prova ne è un episodio avvenuto nel dicembre scorso, durante una partita di calcio giovanile. In una gara del 2 dicembre, il 16enne (portiere del Real Savoia) insulta pesantemente l’arbitro, beccandosi così una pesante squalifica. Tutto scritto nero su bianco nel comunicato della federazione. Vincelli, si legge, viene squalificato per tre gare «perché a fine primo tempo, durante il rientro negli spogliatoi» ha insultato «gravemente e ripetutamente il direttore di gara e alla notifica dell’espulsione reiterava le gravi e pesanti offese». Oggi i due ragazzi, uniti dal più grave delitto che una mente possa concepire, quello cioè di eliminare chi gli ha donato la vita, sono fisicamente divisi. Manuel è rimasto a Bologna, dove attende che il suo difensore, l’avvocato Lorenzo Alberti Mangaroni Brancuti, presenti appello al tribunale del Riesame per cercare di ottenere l’assegnazione a una comunità. Riccardo invece è stato trasferito al carcere minorile di Torino. Scelta legata al fatto che nel capoluogo piemontese vivono alcuni dei suoi familiari, tra cui il fratello maggiore Alessandro.