Ferrara, 12 gennaio 2017 - «Devi uccidermi mamma e papà per mille euro. Tu hai lei palle per farlo...». Riccardo ha 16 anni, studente di Informatica, di cognome fa Vincelli. Racconta di essere entrato in casa, martedì alle 13.10, e di aver trovato i cadaveri di mamma Nunzia Di Gianni e papà Salvatore (il patrigno, in realtà), 45 e 59 anni, con sacchetti in testa. Manuel, cresta all’insù e sigaretta in bocca sulle foto di Facebook, invece di anni ne ha uno in più. Amici con entrambi le fidanzatine.

«Per Riccardo avrei fatto tutto», racconta ora rinchiuso dal centro di prima accoglienza di via del Pratello a Bologna. E per ‘Vincio’ è arrivato ad uccidere con 85 euro già incassati e mille che avrebbe ricevuto a cose fatte. Lui il braccio armato, Riccardo la mente diabolica. Come Erika e Omar a Novi Ligure nel 2001, i fidanzatini che fecero rabbrividire l’Italia con le oltre 90 coltellate a madre e fratellino di lei.  
 
Qui siamo a Pontelangorino, mille anime dimenticate tra i campi sterminati del Basso Ferrarese dove alle 20 non si vede più nessuno in giro. Dall’alba di ieri, dopo una notte davanti a due magistrati e a un nugolo di militari, i due sono sottoposti a fermo per duplice omicidio aggravato dalla premeditazione e dall’uso di «un’ascia usata per spaccare la legna». Interrogato dalle 19 di martedì, Manuel è crollato solo alle 5 di ieri. In lacrime, disperato, col padre pronto a prenderlo a schiaffoni per la disperazione.

«Ho ucciso i signori Vincelli – ha sputato fuori – nel sonno. Avevamo pianificato tutto con Riccardo». Faccia di bronzo, un’ora dopo ha ceduto anche quest’ultimo: «Ero esausto dei miei». Soprattutto della madre che odiava. Perché la donna era stanca della sua vita burrascosa, di vederlo rincasare alle 5 e dormire nel garage adibito a stanza accanto alla villetta del massacro. A scuola poi andava male, a un colloquio si era messa a piangere con i prof. Allora, disperata, era arrivata a schiaffeggiarlo.

‘Vincio’, rosso come un peperone dalla rabbia, così aveva detto basta. Doveva farla fuori. Lei e papà. Ma non lo avrebbe fatto lui. Bensì Manuel, il burattino nelle sue mani. Alle 4.15 tra lunedì e martedì quest’ultimo arriva da Riccardo con due borse: in una ha l’ascia, nell’altra guanti, sacchetti, scotch, vestiti e due corde per legare le vittime. Ciak, si gira il film dell’orrore. Il regista Vincelli rimane nella dependance ad aspettare mentre Manuel apre la camera da letto e inizia a colpire «con innata ferocia», come spiega il procuratore di Ferrara, Bruno Cherchi.

Mira alla testa del vecchio Vincelli che fa in tempo appena ad aprire gli occhi. Tre bordate, sei sulla moglie. Ma l’orrore va nascosto in due sacchi neri perché ‘Vincio’ non vuole vedere le facce di chi lo ha messo al mondo. Tutto finito, ora il piano prevede di liberarsi dei corpi, prendere la 500 di mamma e buttarli nel Po. Ma trionfa la paura, qualcuno può vederli e sai che caos succederebbe.
 
Meglio lasciare tutto così e l’indomani fingere una rapina, un’esecuzione di banditi senza pietà. ‘Vincio’ recupera lo scooter, carica l’amico, buttano ascia e il resto in un canale e in un tombino, per poi dirigersi da Manuel. Le 5. Fumano, «abbiamo giocato alla Play». Del resto che è successo? Poi un pisolino, il pranzo del martedì, i saluti e Riccardo che arriva a casa e dà l’allarme: «Mi hanno ucciso i genitori, vi prego aiutatemi». Mentre il suo castello scricchiola in caserma, Manuel si presenta sulla scena del crimine. Occhi gonfi, stralunato. Osserva giornalisti e carabinieri che hanno invaso il paese, si avvicina agli amici per sussurrargli: «Allora, li hanno presi?».

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"Quello che è accaduto fra di noi, nello spazio della convivenza civile dei nostri paesi di provincia, è l’irruzione incredibile di una mentalità talmente diabolica da distrugge qualsiasi sentimento di umanità e di amore. Ciò che è stato premeditato e perpetrato in maniera impietosa ci mette davanti un lembo innegabile di inferno, ovvero la perdita totale del senso della dignità umana e dei valori fondamentali su cui può essere costruita la vita personale e quindi la vita dell’intera società". L'arcivescovo di Ferrara e Comacchio, Luigi Negri, interviene così, sul proprio sito, sul duplice omicidio di Pontelangorino.

"Non è più tempo per trascurare la nostra responsabilità educativa, non possiamo lasciare che i giovani crescano senza nessuna regola, senza nessun ideale, convivendo con i genitori esclusivamente sulla base di interessi e di problemi materiali. La famiglia e la chiesa, così gravemente colpite da quello che è accaduto, devono riprendersi. Non posso negare infatti che questi ragazzi, poco o tanto, hanno frequentato le nostre attività parrocchiali e partecipato, almeno sporadicamente, a qualche momento formativo. Evidentemente dobbiamo fare tutti molto di più e molto meglio. Non lasciamo da soli i giovani, perché possono diventare facile preda di una mentalità assolutamente disumana e anticristiana. Riprendiamo, o ricominciamo, il cammino educativo".