Ferrara, 15 gennaio 2017 - Nunzia e Salvatore si erano conosciuti in una mensa, a Torino. Lui, Salvatore Vincelli, era il responsabile della cucina. Lei, Nunzia Di Gianni, cuoca. E a Torino, da dove erano arrivati nel 2004, saranno sepolti per volere dei superstiti della famiglia fatta a pezzi dai due ribattezzati Natural born killers del basso Ferrarese. 

La Bussola dei Vincelli – allora Riccardo aveva quattro anni – si diresse verso Pontelangorino per una nuova opportunità. La zia di Nunzia, titolare del ristorante La Greppia, a San Giuseppe di Comacchio, stava per andare in pensione e chiese alla nipote di rilevare l’attività. Correva il 2004, i Vincelli scelsero l’Emilia e sul sedile posteriore di quell’auto carica di bagagli sistemarono il piccolo Riccardo. Per recuperare gli stralci di vita della famiglia ci si muove per conoscenze di conoscenze.

«Erano qui da poco – così il sindaco di Codigoro, Alice Zanardi –. So che lavoravano come matti». A Pontelangorino, dove la Romea come una fucilata collega le notti della Romagna con le nebbie del primo Nord Est, il «lavorare come matti» è anche assenza di alternative. E i Vincelli erano conosciuti più dagli affezionati camionisti della Romea che dai dirimpettai della villetta. I pezzi di questa storia familiare li si raccolgono dai vecchi camerieri e da qualche zio rimasto sul posto.

Quello che emerge è la storia semplice di una coppia di torinesi. «Lei – ci dice un parente – deliziosa e materna. Lui più rigido. Gran lavoratore, forse troppo». Tanto che la famiglia (il solo Riccardo) era un margine della famiglia di fatto: il ristorante. Dove i due – Salvatore pizzaiolo, Nunzia cuoca – passavano sei giorni su sette, dalle 10 alle 15.30 e dalle 17 a mezzanotte. 

L’unica variazione allo spartito agosto, quando per le vacanze scendeva in Riviera, da Torino, il fratellastro di Riccardo. Il mese delle lunghe ferie il torinese se lo passava al ristorante: un po’ per stare con il suo papà, un po’ per dare una mano. E il piccolo Riccardo? «Casa, una vecchia zia e il cortile del ristorante. Ma, scrivetelo, non gli mancava nulla: aveva sempre le scarpe firmate e il cellulare ultima generazione».

 

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