Ferrara, 9 novembre 2020 - Da ispettore sanitario a uomo forte della sanità ferrarese e del Pci degli anni ’80 e ’90, dirigente di spicco ed esponente politico a Cesena, impegnato professionalmente nelle Marche, ora è plenipotenziario in Calabria, con il mandato del governo di arginare le criticità di una regione ‘rossa’ sotto il profilo dell’emergenza Covid. Giuseppe Zuccatelli, 76 anni, ferrarese doc, si conferma manager tra i più in vista del settore, ma si ritrova – come nei lunghi anni in città, all’epoca della guida dell’Unità Sanitaria Locale e della nascita degli ospedali – coinvolto in polemiche.

Quella legata alla sua nomina, è legata a un video in cui affermava l’inutilità della mascherina.
"Non si trattava di un’intervista, ma di una conversazione privata che qualcuno ha filmato, e che ora viene usata strumentalmente. Certo, quelle frasi le rinnego, ma eravamo in marzo, e anche tanti virologi dicevano che le mascherine servivano solo al personale sanitario. E io sostenevo, cosa di cui sono ancora convinto, che la cosa fondamentale è il distanziamento sociale".

Non è dunque un negazionista, come qualcuno la dipinge?
"Oggi uso la mascherina, e ne predico l’importanza. Per quanto riguarda i negazionisti, quelli veri, dovrebbero sparire dalla faccia della terra, perché secondo me fanno male alla gente".

Perchè il ministro Speranza ha scelto lei come commissario ad acta? C’entra forse la militanza politica, vista la sua storica appartenenza alla sinistra?
"Dovrebbe chiederlo a lui, se vuole le dò il numero di cellulare (Zuccatelli ride, ndr). Forse, senza vanterie, perché ho un’esperienza ormai quarantennale nella gestione sanitaria, da quando ho iniziato all’ospedale Santa Maria della Misericordia di Rovigo per passare poi al Sant’Anna. E poi, in un ideale giro d’Italia, alla direzione di aziende e agenzie dalla Romagna alle Marche, dall’Abruzzo sino alla Calabria. Dove lavoro da gennaio e ho già messo mano ad alcuni gangli".

Domanda secca, perché quella regione è ‘zona rossa’ e la nostra no? Solo questione di numeri di pazienti ricoverati nelle terapie intensive?
"Il problema va oltre il Covid, che già del suo è un enorme guaio. Premetto che la sanità calabrese, vista da vicino, non è quello sfascio che molti descrivono: ci sono eccellenze e professionalità straordinarie. Ma rispetto ad altre realtà, e penso al ‘modello Emilia Romagna’, la medicina territoriale è piena di buchi, decenni di tagli lineari hanno messo in crisi soprattutto il settore di base, la rete della prevenzione".

Non che alle nostre latitudini siano tutte rose e fiori.
"Sa bene come me quanto i tagli sistematici compiuti da almeno vent’anni in questo settore essenziale abbiano fatto danni. Si figuri nelle zone del Paese che, storicamente, partono con un gap forte, dovuto anche a fattori che in questa sede non spiego".

A proposito di Covid, la nomina le è arrivata mentre è in quarantena, perché trovato positivo al virus.
"Non è una beffa? Ma sono asintomatico, da alcuni giorni sono in casa e comunque continuo a lavorare, anche se non materialmente sul campo".

Un maligno direbbe perché non ha indossato la mascherina.
"Torna su quella c...ta? Se le dicessi chi ha messo in giro quel video, capirebbe le difficoltà di lavorare in questo contesto".

Non me lo dice?
"L’ho detto al ministro Speranza e all’amico ferrarese Dario Franceschini. Mi hanno detto di stare tranquillo, il clamore mediatico sparisce e il buon lavoro resta".

Sparirà anche il Covid?
"Io umanamente lo spero, ma non ho competenze di virologo. So però cosa va fatto per garantire che i servizi sanitari, diversamente da quanto avvenuto in primavera, si blocchino. Perché purtroppo, oltre al Covid, non spariscono tutte le altre malattie: gli infarti, i tumori, le ernie e le appendiciti. E soprattutto l’influenza stagionale, che fa già migliaia di morti l’anno. Ecco, ci aspettano mesi di lavoro duro".