Un’immagine di un reparto di terapia intensiva covid (foto d’archivio)
Un’immagine di un reparto di terapia intensiva covid (foto d’archivio)

Ferrara, 21 novembre 2021 - "Sappiate che la terapia intensiva covid è già piena e sono tutti No Vax. Grazie a loro ho dovuto rispedire a casa un paziente con gravi malformazioni craniofacciali venuto dalla Puglia carico di speranze di una vita migliore". È uno sfogo e al contempo una condanna senza possibilità di appello. Riccardo Tieghi è un chirurgo maxillo-facciale. Dalla prima linea dell’Ospedale di Cona ci racconta una realtà diversa. "Ma il mio – dice al Carlino il sanitario – non è stato tanto uno sfogo dovuto alla mia professione, quanto più una rabbia come comune cittadino, impossibilitato a esercitare un diritto per colpa di altri cittadini che, deliberatamente, hanno scelto di non vaccinarsi".

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Tieghi, terapia intensiva covid piena e impossibilità di ospitare altri pazienti. Da quando persiste questa situazione?
"La questione dei posti a disposizione nelle terapie intensive è emersa nell’ambito delle diverse ondate, più o meno cruente, che ha avuto il virus. Ma, pensare che siano piene per colpa di persone che avrebbero potuto, col vaccino, evitarlo, è davvero avvilente".
Quando ha dovuto mandare a casa il paziente che avrebbe dovuto operare, che sensazione ha provato?
"Rammarico per la famiglia, ma allo stesso tempo una rabbia che diventava sempre più pesante da sopportare".
Quel posto di terapia intensiva, occupato dai no vax, a cosa le sarebbe servito?
"Dovevo operare un ragazzo che ha una malformazione congenita. Il posto in terapia intensiva, occorreva per il post operatorio. Quella del paziente che dovevo operare è una storia lunga: conosciamo da tanto tempo lui e la famiglia. Ed essere costretti a chiudere loro le porte dell’ospedale per questa situazione, è stato davvero molto frustrante".
La famiglia come l’ha presa?
"In lacrime, se n’è andata. Ha capito. Ma non è giusto".
Questo paziente rischia la vita?
"Per fortuna no. Però è un puro caso. Non è possibile ragionare in questi termini: se fosse arrivato un paziente grave che aveva bisogno della terapia intensiva urgente, avremmo fatto fatica a trovargli una collocazione".
I no vax le potrebbero dire che quella dell’inoculazione è una scelta.
"Certo, ciò non toglie che siano loro in questa fase, e non i vaccinati, a occupare le terapie intensive. È sicuramente una scelta. Tuttavia si tratta di una scelta di puro egoismo. Cioè i non vaccinati fanno correre a loro stessi e agli altri, il rischio di contagiarsi. con una differenza. I vaccinati hanno una copertura tale da non finire in condizioni così gravi. I non vaccinati chiaramente no".
È capitato altre volte di vedersi costretti a mandare via dei pazienti a causa dell’alta pressione sulle terapie intensive?
"Si, è capitato. Ma allora purtroppo non avevamo strumenti per combattere in modo così efficace il Covid. Ed è anche per questo che, oggi, è inaccettabile che si verifichino queste situazioni".
Cosa si sente di dire ai no vax?
"C’è ben poco da dire, dal momento che molti, anche se in terapia intensiva, continuano a sostenere che il covid non esista. L’unico mio invito è quello alla riflessione sulla responsabilità che si sono assunti verso la società tutta. Personalmente non ho più pena per loro".