Ferrara, 13 marzo 2021 - "Triplicheremo la capacità di fare tamponi molecolari, e renderemo più efficace la capacità di identificare le fonti del contagio, bloccandone la diffusione". Andrea Crisanti, microbiologo dell’Università di Padova, anticipa l’innovativo progetto che sarà operativo entro una decina di giorni, in collaborazione con l’Azienda Usl.

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In pratica si tratta di una nuova modalità di tracciamento.
"Meglio ancora, sarà un autentico cambio di paradigma. Sperimenteremo a Ferrara un’evoluzione del metodo utilizzato con successo nel 2020 a Vò Euganeo, dove se ricorda la pandemia è stata a lungo spenta".
Una prima considerazione: la cittadina padovana ha poco più di 3mila abitanti, Ferrara solo in città 120mila.
"Le ribatto facilmente: il sistema è adottato anche in Nuova Zelanda e Corea, e funziona al punto che in quei paesi viene citata proprio la nostra intuizione. Che invece in Italia è stata disattesa, a favore di un metodo di tracciamento che non funziona".
Ci spieghi allora il meccanismo.
"In pratica al contagiato sarà assegnato un codice, che cambierà di giorno in giorno per valutare l’andamento dell’epidemia; questo codice potrà essere trasmesso alla rete delle sue relazioni, dai familiari ai colleghi di lavoro sino agli amici. Tutti questi, in base al codice, potranno presentarsi al tampone che verrà effettuato dalle Usca".
E qui veniamo al potenziamento dell’attività di screening.
"Come le ho detto pensiamo di garantirne, grazie alla collaborazione tra Ausl, Toscana Life Sciences di Siena e Università di Padova, almeno mille in più ogni giorno".
Servirà comunque la collaborazione dei cittadini.
"E’ imprescindibile. Ci sarà per questo il coinvolgimento delle istituzioni per sensibilizzare i cittadini. Ma sono convinto che la popolazione sia disposta a fare quest’ultimo sforzo, per poter tornare a vivere in maniera più serena. Non voglio dire che si arriverà come ad Auckland, dove si gira senza mascherina, ma sicuramente faremo un grande salto in avanti".
Lei parla di tamponi molecolari.
"Sì, perché a mio avviso gli antigenici servono a poco, sono quasi una iattura. Capisco che a molti servano da controllo, ma l’attendibilità è cinque volte inferiore a quella dei molecolari".
Torniamo al ’network testing’, nome in codice del progetto. Una volta assegnati codici e individuata la rete, cosa capiterà?
"L’ovvio isolamento dei contagiati e le misure sanitarie o mediche, nei casi necessari. Il vantaggio sarà quello di rendere più stringente e mirata l’individuazione della catena di trasmissione del virus, e via via spegnerne la diffusione".
Non è, implicitamente, una critica a quanto fatto finora?
"Una critica, dice? Abbiamo perso mesi preziosi, con una formula di tracciamento che non funziona, e non avendo la capacità di fare tutti i tamponi che servono. Ma adesso proprio da Ferrara parte questa riscossa: la città diventerà un modello per la Regione e, sono convinto, per il resto d’Italia".
Che intanto si accinge a diventare ’zona rossa’. Cosa ne pensa, al proposito?
"Al di là dell’inevitabilità, credo che la misura avrebbe dovuto essere decisa, non solo per quanto riguarda Ferrara ovvio, almeno tre settimane fa. Ma scontiamo purtroppo in sistema decisionale farraginoso e lento: si parte dall’indice Rt che misura un dato di dieci giorni prima, poi deve riunirsi la Commissione Tecnica Scientifica, decidere il governo, poi ci sono le resistenze di qualche Regione e i malumori di vari sindaci. Il segreto per contrastare la diffusione del Covid è la tempestività, e noi non ce l’abbiamo".
Un’altra arma è ovviamente il vaccino. A proposito, starà seguendo il caso del lotto ’sospetto’ di AstraZeneca, somministrato anche nella nostra provincia. Cosa ne pensa?
"Che è giusto l’approccio cautelativo dell’autorità regolatoria, ma non va confuso con l’allarmismo. Con i dati già a disposizione per AstraZeneca non si può dire che ci sia una correlazione diretta e comprovata con trombosi o infarti. Mi faccia essere schietto: se mi vaccino e poi mi investono in strada, è colpa dell’AstraZeneca o del Pfizer? Stiamo tranquilli e andiamo avanti con cautela e logica"
Partendo dal ’Progetto Ferrara’, se possiamo chiamarlo così.
"Quale che sia il nome, aiuterà Ferrara ad avere respiro e uscire prima dall’emergenza. Su questo sono fiducioso perché ho visto funzionare il metodo. Partiremo prestissimo, organizzativamente siamo pronti. E le eventuali restrizioni della ’zona rossa’ aiuteranno a rendere più efficace l’avvio del ’network testing’".