di Francesca Franchella Una delle storie più curiose di Ferrara (e forse anche una delle meno conosciute) è quella dell’Orto Botanico di corso Porta Mare. "Una storia – come la definisce il prefetto dell’Orto, il professor Renato Gerdol – antica ma, topograficamente parlando, discontinua". In realtà, luoghi dove venivano coltivate piante erano già presenti durante il periodo rinascimentale estense: a Ferrara si trovavano più giardini – chiamati "Giardini dei Semplici" – dove i docenti – chiamati "lettori" - coltivavano piante di interesse officinale, insegnandone le proprietà medicamentose. "Non era come la botanica moderna –...

di Francesca Franchella

Una delle storie più curiose di Ferrara (e forse anche una delle meno conosciute) è quella dell’Orto Botanico di corso Porta Mare. "Una storia – come la definisce il prefetto dell’Orto, il professor Renato Gerdol – antica ma, topograficamente parlando, discontinua". In realtà, luoghi dove venivano coltivate piante erano già presenti durante il periodo rinascimentale estense: a Ferrara si trovavano più giardini – chiamati "Giardini dei Semplici" – dove i docenti – chiamati "lettori" - coltivavano piante di interesse officinale, insegnandone le proprietà medicamentose. "Non era come la botanica moderna – dice Gerdol – ma era medicina con il supporto di piante". I giardini erano collocati nelle adiacenze delle case dei lettori. Di questi personaggi, forse il più importante fu Antonio Musa Brasavola. Felice Gioelli, prefetto dell’Orto nella prima metà del Novecento e unico botanico ad essere stato nominato rettore dell’Università di Ferrara, riferisce che Brasavola descrisse più di 2000 piante "con frequenti accenni alle specie viventi nel territorio ferrarese". Facciamo un balzo in avanti e arriviamo al 1729, anno in cui venne collocato il Giardino dei Semplici all’interno di Palazzo Paradiso. Ma per parlare di Orto Botanico di Ferrara, si dovrà aspettare il 1771, quando Papa Clemente XIV stabilì, con bolla papale, l’Istituzione dell’Orto Botanico cittadino: venne, quindi, istituita anche la figura del Prefetto dell’Orto. Tra i vari prefetti che si succedettero, ricordiamo Antonio Campana, che a inizio Ottocento "portò preziosi contributi allo studio della flora dell’agro ferrarese, e pubblicò una ‘Farmacopea Ferrarese’". La storia dell’Orto proseguì invariata per quasi un secolo e mezzo, quando, tra Otto e Novecento, le autorità cittadine decisero di spostarlo negli spazi di Palazzo Schifanoia. Fu questo il momento più grigio della botanica ferrarese: l’Orto andò incontro ad un inevitabile tracollo, vista l’incompatibilità del luogo con le piante. Molte collezioni andarono perse e il prefetto Massalongo si dimise, portando con sé altrettante collezioni. In seguito, l’Orto Botanico ritornò a Palazzo Paradiso. È soltanto sotto il rettorato del già citato Gioelli che venne trasferito, nel 1962, in Corso Porta Mare, dove possiamo visitarlo anche oggi. Durante i lavori venne scavata la vasca delle piante acquatiche, vennero piantati alberi ed individuati degli spazi per custodire piante all’aperto. Vennero poi realizzate le prime tre serre: la serra temperata, dove oggi si osservano una cicas di 200 anni e delle palme di più di 160 anni; la serra fredda, per piante con meno esigenze; la serra calda, scaldata costantemente per piante di climi tropico equatoriali. Successivamente vennero aggiunte altre due serre: una per le piante grasse e una per le affascinanti carnivore. Insomma, l’Orto Botanico di Ferrara è una realtà di cui ogni ferrarese può andare fiero: "è una sorta di serbatoio di biodiversità – spiega Gerdol – che attualmente ospita 2mila specie vegetali in una superficie decisamente piccola: sono piante vive – tra arboreti, piante velenose e ninfee – con finalità di conservazione, di ricerca scientifica e di didattica".